
Il provvedimento dovrebbe aiutare a colmare il gender gap, su cui l’Italia è tra gli ultimi della classe
Il decreto interministeriale n. 327 del 16 novembre 2022 ha individuato gli ambiti in cui per il prossimo anno saranno applicati gli sgravi contributivi inseriti nel Bonus donne 2023. Tra le misure, si prevede l’esonero per l’assunzione di lavoratrici svantaggiate che operano in settori caratterizzati da un alto livello di disparità di genere, cioè superiore al 25%. Il bonus donne è previsto dalla legge n. 92/2012 e promuove l’assunzione di lavoratrici in linea con il Regolamento UE 651/2014. Ogni anno, il Ministero del Lavoro individua i settori più critici, basandosi sulle elaborazioni dell’Istat.
C’è da dire che la situazione non è particolarmente “rosa” quasi dappertutto, ma alcuni settori si distinguono (in negativo): in testa alla classifica per gender gap ci sono le costruzioni (82%) seguite dall’industria estrattiva (68,5%) e dal settore impegnato nella gestione di acqua e rifiuti (64,7). Meglio invece l’area dei servizi, in particolare le Pubblica amministrazione: 29,6%. Chi se la passa malissimo sono le donne in divisa: 96,5% di disparità dovuta al 98,3% di lavoratori maschi. Male anche gli autisti di veicoli, macchinari mobili e di sollevamento (95,7% di disparità e 97,9% di maschi). In generale, nella classifica dell’inserimento delle donne nel lavoro, il nostro paese è spaventosamente indietro rispetto ai compagni di classe: siamo al 63° posto su 146 Paesi. Molto meglio gli altri Paesi europei: Spagna 17esima, Francia 15esima e Germania decima. Uno squilibrio che non danneggia solo le donne e la loro capacità economica (il nostro paese in materia è alla 110sima posizione) ma anche gli uomini, esposti dall’impiego in settori di fatica e dall’influsso della mascolinità tossica a un maggior rischio di invalidità, incidenti e patologie del comportamento e depressive.
Per l’applicazione del bonus donne non sono previsti limiti di età. Sono invece necessarie l’ assenza di impiego regolarmente retribuito da sei mesi e residenza in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione Europea. Gli sgravi si attivano anche per l’assunzione di donne con almeno 50 anni d’età e disoccupate da più di un anno. La Legge di Bilancio 2021 aveva già portato l’esonero contributivo al 100 per cento, nel limite massimo di importo di 6.000 euro. Ma dall’anno prossimo tornerà al 50 per cento