
Il taglio ai fondi per i giovani trova l’opposizione compatta: “il Governo colpisce i più fragili”
Un risparmio da 230 milioni, tagliando un sussidio per i giovani. Questa sarebbe la motivazione dell’emendamento della maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) che cancella App 18, il bonus riservato a chi compie la maggiore età per usufruire di sconti per teatri, cinema, spettacoli dal vivo, libri, abbonamenti a quotidiani e periodici, musei, concerti e mostre. Il ricavato di questo taglio, quindi appunto i 230 milioni sopracitati, sarebbero devoluti al sostegno del mondo dello spettacolo e della cultura: a partire dal rafforzamento del Fondo per il sostegno economico temporaneo dei lavoratori dello spettacolo (misura nata durante la pandemia quando i sipari sono rimasti forzatamente abbassati) fino al Fondo per gli operatori dell’editoria e delle librerie, includendo nel finanziamento anche il Fondo per lo spettacolo dal vivo al sostegno delle attività di rievocazione storica de “La Girandola” di Roma.
Subito sulle barricate Italia Viva, con il leader Matteo Renzi (fautore della App 18) che su Twitter commenta: “la cancellazione della 18APP è una follia, perché hanno paura della cultura? Siamo pronti a fare ostruzionismo”. Anche il Pd fa quadrato intorno al sussidio per i maggiorenni: «È inaudito che il Presidente della commissione cultura Camera, Federico Mollicone e un ex sottosegretario all’istruzione, Gaetano Sasso, firmino un emendamento per abrogare 18APP che ha consentito ai ragazzi di avvicinarsi alla cultura– afferma la presidente dei senatori del Pd, Simona Malpezzi-. Si vuole impedire la libertà e il desiderio dei giovani di accedere ai consumi culturali e così facendo si penalizza pesantemente anche l’industria culturale del Paese. Ancora una volta – prosegue Malpezzi – si toccano i più fragili, quelli che grazie a 18APP hanno potuto comprare un libro, vedere una mostra, ascoltare un concerto e che senza non avrebbero potuto farlo».
Secondo diverse associazioni, tra cui l’Associazione editori italiani, il bonus è stato un incentivo non solo per i giovani, ma anche per le aziende soprattutto appunto quelle attive nell’ambito dell’editoria e delle librerie. In cifre si parla di un miliardo di euro in 6 anni, speso circa all’83 % in editoria cartacea. Certo non sono mancati i furbetti, soprattutto tra gli imprenditori: dal negoziante che accettava il bonus anche per l’acquisto di cellulari e videogiochi fino alla Banda del Bonus che convinceva i giovani a cedere il proprio credito in cambio di denaro contante. Nel complesso però la misura sembra aver dato sostegno anche allo stesso settore, in crisi da diversi anni. Tanto che i primi ad essere allarmati dalla misura sono proprio i membri dell’Associazione Italiana Editori (Aie); come spiega il presidente Ricardo Franco Levi: «Proprio nel momento in cui l’Europa ci sta copiando una misura che aiuta le famiglie e rilancia le misure culturali facendo leva sulla domanda dei più giovani, non possiamo comprendere la logica e non possiamo condividere il contenuto di questo provvedimento».