
Sette miliardi l’anno scomparsi dalle casse dello Stato, colpa di faccendieri e spalloni; si riescono a recuperare solo 2 miliardi
Il valore della corruzione in Italia? Nel quinquennio 2017-2021, gli illeciti accertati contro la spesa pubblica valgono da soli circa 34 miliardi, per una media di 7 miliardi l’anno. Lo dicono i dati raccolti dalla Guardia di Finanza e pubblicati i primi dieci giorni di Ottobre. Un’enorme fuoriuscita di denaro pubblico ad opera di diversi figuri e modalità criminali: faccendieri, tangenti, imprese infiltrate, appalti manipolati, spese previdenziali e sanitarie gonfiate e una fitta rete di funzionari pubblici che si prestano. Di tutto questo denaro, purtroppo, si riesce a recuperare poco più di 2 miliardi.
Da soli, mazzette e appalti truccati valgono in tutto 12,1 miliardi e le persone coinvolte e denunciate sono state complessivamente 18.952. In questi cinque anni la Guardia di Finanza ha accertato una frode pari a 19,4 miliardi dovuta a responsabilità amministrativa per danno erariale, contestata a ben 27.296 dipendenti pubblici. Segno che non si tratta di “pecore nere”, ma di un mal costume diffuso, generalizzato e capillare.
Sono state anche scoperte frodi sui fondi strutturali e sugli incentivi alle imprese per 1,3 miliardi di auro, a cui si devono aggiungere anche i 235,2 milioni di frodi accertate su erogazioni varate a partire dal 2020, come finanziamenti assistiti da garanzia (213,1 milioni) e i contributi a fondo perduto per il Covid (22 milioni) erogati in particolare in favore di partite Iva. Nemmeno la sanità è esente dalla mano predatoria dei “furbetti” – ticket ivi incluso – con un’emorragia per 361,5 milioni, così come anche l’ambito previdenziale (211,3 milioni) e per prestazioni sociali varie per un importo di 303 milioni di euro. Tra gli ammanchi a danno dell’Erario più rilevanti, la frode di 512,8 milioni in Fondi strutturali spese dirette, 807,3 milioni di incentivi alle imprese e altre uscite nazionali e locali mentre la corruzione vale da sola 1.027,6 milioni.