
La decisione resta però in capo ai singoli Stati membri che si riuniranno nei prossimi giorni per fare il punto
Ci pensa l’Ipcr, meccanismo integrato europeo di risposta alle crisi, a mettere l’ultima parola sulla questione tamponi per i passeggeri provenienti dalla Cina, anche se solo con una raccomandazione. Come ha reso noto la Presidenza svedese di turno dell’Ue, gli Stati membri sono “fortemente incoraggiati a introdurre per tutti i passeggeri in partenza dalla Cina agli Stati membri il requisito di un test covid-19 effettuato non oltre le 48 ore prima dalla partenza dalla Cina“. A questo si aggiunge la raccomandazione a “tutti i passeggeri in viaggio da e per la Cina di portare mascherine Ffp2“
Vince dunque la linea del rigore da Bruxelles che si rivolge direttamente agli Stati membri, incoraggiandoli ad effettuare “test anti-Covid a campione a chi arriva dalla Cina” e ad “esaminare e sequenziare le acque reflue degli scali dove sono previsti voli in arrivo dalla Cina“, continuando a promuovere le vacinazioni e le dosi booster.
L’Ue tornerà a confrontarsi sul tema in un incontro previsto entro la metà di gennaio, vertice durante il quale saranno analizzati gli “sviluppi della situazione in Cina, inclusa la questione della condivisione dei dati, con l’obiettivo di assicurare un coordinamento all’interno” dei Paesi membri.
La portavoce della Commissione Ue Dana Spinant ribadisce dunque che la palla ora passa ai singoli Stati: «prendiamo le misure che riteniamo giustificate in linea con l’evoluzione della situazione in Cina. Si basano sulle discussioni tra i nostri esperti e scienziati – spiega Spinant alla stampa – ma ora sono soggette a una decisione che dovrà essere discussa dagli Stati membri».
Ci si muoverà dunque in ordine sparso e la prima a dire la sua è la Germania: il ministro tedesco della Salute Karl Lauterbach ha infatti annunciato l’obbligo del tampone anti-Covid per i passeggeri provenienti dalla Cina.