
Sulla bocca di tutti per il caso Juventus, ma non è ancora chiaro cosa siano e come funzionino le plusvalenze
Per via del caso Juventus il tema della plusvalenze è tornato a gran voce nel dibattitto, calcistico e non. Tronato, perché di plusvalenze e minusvalenze si parla in occasione di ogni sessione di calcio mercato.
A seguito della pandemia i bilanci delle squadre di calcio sono andati in crisi e c’è chi pensa che la questione sia esplosa per risanare i conti delle big di Serie A.
Per una squadra di calcio, a qualsiasi livello, evitare delle minusvalenze è un obiettivo imprescindibile. Si tratta di un decremento di valore tra due valori dello stesso bene riferiti in momenti diversi, ovvero la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita di valori azionari lucrata da operatori di borsa e assoggettabile a imposta di ricchezza mobile.
La plusvalenza è, invece, un incremento di valore.
Ogni acquisto, o cessione, di un giocatore non viene messo a bilancio nella sua interessa, ma distribuito in baso al contratto.
Nel 2009 Michel Platini ha imposto un sistema che tenesse a bada i conti delle società e che, quindi, fossero costrette a rispettare i vincoli del Fair Play Finanziario, ovvero ogni Club deve raggiungere il pareggio di bilancio (è comunque garantita una piccola soglia di sforamento). In caso l’obiettivo venga mancato la squadra viene punita, ma può comunque partecipare alle Coppe se sceglie di intraprendere un percorso concordato con l’Uefa.
Le squadre, per raggiungere l’obiettivo di pareggio di bilancio, si trovano così a realizzare le plusvalenze con cessioni dei giocatori dell’ultimo minuto.