
Secondo Radiocor, i mercati si attendono dunque che dalla riunione di giovedì esca una riaffermazione dell’impegno ad aumentare i tassi
Nuovo rialzo dei tassi di 50 punti base e indicazioni su come l’Eurosistema intende procedere con il Quantitative Tightening (cioè la riduzione delle proprie riserve monetarie vendendo titoli di stato o lasciandoli maturare e rimuovendoli dai propri saldi di cassa, al fine di rimuovere liquidità dai mercati finanziari), che da marzo prevede una riduzione da 30 a 15 miliardi di euro al mese dei reinvestimenti del capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
Sono questi, secondo Radiocor, i punti fermi della riunione di giovedì del Consiglio direttivo Bce che a dicembre ha assunto con decisione posizioni da falco ribadite poi dalla presidente Lagarde, ma anche da altri governatori come l’olandese Klaas Knot e dal francese Francois Villeroy de Galhau, al World Economic Forum a Davos.
Sulla scorta di questi ripetuti segnali, i mercati si attendono dunque che dalla riunione di giovedì esca una riaffermazione dell’impegno ad aumentare i tassi “in modo significativo e a ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da garantire un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo di medio termine del 2%”.
Una frase che sembra spalancare le porte per un nuovo rialzo dei tassi di 50 punti base a marzo ma che nondimeno dovrà tenere conto dell’evoluzione della congiuntura nelle prossime settimane, come ha ribadito con forza la scorsa settimane il membro del consiglio direttivo Fabio Panetta in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt. “Qualsiasi indicazione incondizionata – ossia slegata dall’evoluzione prospettica dell’economia – che vada oltre febbraio si discosterebbe dal nostro approccio basato sui dati”, ha detto Panetta.
Intanto dal fronte dei dati giungono segnali favorevoli all’orientamento della Bce. Se ieri l’ufficio nazionale di statistica tedesco ha reso noto che il Pil della Germania è calato a sorpresa dello 0,2% nel quarto trimestre contro attese per una performance invariata, oggi il dato relativo all’intera Eurozona ha dimostrato che il blocco nel quarto trimestre è riuscito, a sorpresa, a rimanere in territorio positivo con una crescita dello 0,1% nel trimestre e del 3,5% su base annuale, addirittura superiore a quella della Cina (3%) e degli Stati Uniti (2,1%).
E a rasserenare ulteriormente l’orizzonte sono arrivate le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale che ha parlato di un scenario meno cupo rispetto a ottobre e che ha alzato in particolare le stime per l’Italia nel 2023 da una contrazione dello 0,2% a una crescita dello 0,6%.
In questo quadro rimane tuttavia alta l’attenzione all’inflazione che in Spagna in gennaio, al netto della componente energia ora in deciso ripiegamento, è salita al valore record del 7,5% contro il 7% di dicembre.
A conferma che, come recita lo statement di dicembre della Bce, “l’inflazione continua a essere di gran lunga troppo elevata e, secondo le proiezioni, si manterrà su un livello superiore all’obiettivo per un periodo di tempo troppo prolungato”.
Ed è proprio sui segnali che emergono da questi indicatori che si concentreranno giovedì le domande a Lagarde in conferenza stampa per cercare di capire quali potrebbero essere le prossime mosse della banca centrale già a partire da marzo quando i governatori potranno anche fare affidamento sulle nuove proiezioni macroeconomiche dello staff Bce.