
In poco più di un decennio, gli imprenditori under 35 sono calati del 25%, ben oltre l’invecchiamento della popolazione
La partita Iva non attrae più. Le imprese giovanili (ossia le aziende con la maggioranza dei titolari o soci con meno di 35 anni) rilevate da Infocamere-Unioncamere sono 522.088 al 31 dicembre 2022, con riduzioni rilevanti rispetto agli anni precedenti: -15mila 829 sul 2021 (-3,4%) e ben -38mila 793 sul 2019 (-9,9%).
Emerge dall’indagine svolta dalla Camera di Commercio dell’Umbria, sempre su dati Infocamere-Unioncamere, su tutte le regioni italiane.
Un calo che diventa voragine se si allarga il periodo di confronto: un decennio fa, nel 2011, le imprese giovanili in Italia erano 697mila, per cui nel periodo 2011-2022 sono scomparse, o sono “invecchiate” (nel senso che la maggioranza dei titolari o soci ha superato i 35 anni) senza essere state rimpiazzate, 174mila 914 imprese giovanili (-25,1%). Una tendenza netta che coinvolge tutto il Paese (rispetto al 2019 le imprese giovanili aumentano solo in Trentino Alto-Adige), ma con valori molto diversi: meno colpite sono le regioni del Nord, mentre sia le regioni del Centro mostrano cali molto consistenti fra l’8% e il 16%.
Nel 2019 era “giovanile”, quindi con la maggioranza dei titolari o soci con meno di 35 anni, il 9,2% delle imprese, con cali anno dopo anni che, al 31 dicembre 2022, ‘fotografano’ una situazione di 8,7% di imprese giovanili sul totale delle imprese.
Nelle imprese giovanili prevalgono di gran lunga le ditte individuali e oltre il 25% opera nel commercio, il 12% nelle costruzioni, l’11% nella ristorazione e il 10% nell’agricoltura e così via.
E proprio il commercio tra il 2011 e il 2020 ha registrato uno dei cali più significativi nel numero di imprese under 35 (-25%) anche perché, rilevano gli esperti, si tratta di un settore in cui le aggregazioni e la presenza di piattaforme globali hanno creato vantaggi competitivi spesso insuperabili per un giovane che entra nel mercato.
Oltre all’andamento demografico negativo (la popolazione invecchia, ci sono sempre meno giovani) – rilevano gli esperti del Sole 24 Ore – sui dati 2021 e 2022 hanno inciso i maxi rincari, a cominciare da quelli energetici (con la conseguenza di forti riduzioni di margini di guadagno in imprese già fragili da questo punto vista), mentre un tema strutturale di difficoltà è “il sempre complesso ricambio generazionale nelle aziende italiane, molte delle quali sono medie o piccole imprese a proprietà familiare“.
E un ruolo ce l’hanno anche la quantità e la qualità degli incentivi messi in campo, tanto che almeno una parte della diversità di andamento tra una regione e l’altra della stessa circoscrizione territoriale potrebbe derivare dalla diversa quantità/qualità degli incentivi previsti.
“I dati di questa indagine fanno emergere evidenti criticità sulla vocazione imprenditoriale dei giovani. Non è la diminuzione in valore assoluto in sé a preoccupare, perché il numero dei giovani in Italia è in flessione anno dopo anno, ma il fatto che questo calo sia molto più forte dell’invecchiamento della popolazione e che prosegua in modo incessante”, afferma Giorgio Mencaroni, presidente Camera di Commercio dell’Umbria.
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