
L’autorità di vigilanza svizzera ha dichiarato che sta valutando se intraprendere un’azione disciplinare contro i dirigenti del Credit Suisse dopo il salvataggio da parte di Ubs
L’autorità di regolamentazione finanziaria svizzera, la Finma, ha dichiarato che sta valutando se intraprendere un’azione disciplinare contro i dirigenti del Credit Suisse dopo il salvataggio da parte di Ubs. Il presidente della Finma Marlene Amstad ha dichiarato al quotidiano svizzero Nzz am Sonntag che è “ancora aperta” la possibilità che vengano avviati nuovi procedimenti e che sta “esplorando tutte le opzioni“, anche se l’obiettivo principale dell’autorità di regolamentazione è “la fase transitoria dell’integrazione” e “la salvaguardia della stabilità finanziaria”.
Ubs ha accettato di acquisire Credit Suisse per 3 miliardi di franchi svizzeri (3,26 miliardi di dollari) in azioni e di farsi carico fino a 5 miliardi di franchi di perdite in una fusione progettata dalle autorità svizzere. Credit Suisse ha rifiutato di commentare le dichiarazioni della presidente della Finma a Reuters.
“Credit Suisse aveva un problema culturale che si è tradotto in una mancanza di responsabilità“, ha detto Amstad a Nzz, aggiungendo che “nel corso degli anni sono stati commessi molti errori”.
Negli ultimi anni la Finma ha condotto sei “procedimenti esecutivi” pubblici contro il Credit Suisse, ha affermato Amstad. “Siamo intervenuti e abbiamo usato i nostri strumenti piu’ forti”, ha aggiunto.
Amstad ha anche difeso la decisione della Svizzera di azzerare 16 miliardi di franchi svizzeri del bond AT1 nel salvataggio. “Gli strumenti AT1 prevedono contrattualmente la totale cancellazione in caso di evento scatenante, in particolare per il rilascio di un sostegno straordinario del governo”, ha affermato Amstad. “I bond sono stati creati proprio per tali situazioni”.
(foto FINMA)