
Il crollo a picco dei flussi russi è stato compensato dalle forniture provenienti da altri Paesi, come rilevano i dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e di Snam
Un cambiamento sostanziale c’è già stato. E con la diversificazione dell’approvvigionamento avviata un anno fa dal governo Draghi, e proseguita dal governo Meloni, l’obiettivo finale di affrancare l’Italia dall’importazione di gas dalla Russia entro l’inverno 2024-2025 sembra del tutto raggiungibile. Lo riferisce Italpress.
Da primo Paese fornitore con circa il 40% delle importazioni, la Russia è scesa al quinto posto, con un import tra ottobre-marzo di soli 2,8 miliardi di metri cubi, pari al 9% del totale. Solo nel mese di gennaio, il gasdotto di Tarvisio dove arriva la totalità del gas russo, e una parte del metano proveniente dal Nord Europa, ha registrato un calo del 53,7% sullo stesso periodo del 2022.
Il crollo a picco dei flussi russi è stato compensato dalle forniture provenienti da altri Paesi, come rilevano i dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e di Snam, che danno conto dei 31 miliardi di metri cubi di gas importati negli ultimi sei mesi.
Il primo fornitore è diventato l’Algeria con 10,7 miliardi di metri cubi, seguita dall’Azerbaigian (4,8 miliardi), dal Nord Europa (3,4) e dalla Libia (1,5).
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Ma va sottolineato che una voce importante dell’approvigionamento è costituita dal Gnl, il gas naturale liquefatto di cui l’Italia ha importato 7,9 miliardi di metri cubi: una cifra destinata a salire nei prossimi anni con l’entrata a regime di tutti i rigassificatori, compreso quello di Piombino.
Al netto delle preoccupazioni sulla disponibilità del Gnl, visto il ritorno della Cina sui mercati globali, nel corso di quest’anno sono attese nuove forniture dal Congo e dall’Egitto, e un incremento di metano dall’Algeria (secondo gli accordi, 9 miliardi di metri cubi in più l’anno dal 2023-2024). Nel quadro del complessivo cambiamento di gestione del gas, che nell’ultimo semestre – anche in funzione delle temperature miti – ha permesso di ridurre di sei miliardi l’import totale, un’altra novità rispetto agli anni precedenti è costituita dalla condizione dei depositi.
A fine marzo il riempimento è pari al 58%: un incremento decisamente superiore rispetto allo stesso periodo del 2022 (26%) e del 2021 (30%), quando i rapporti con la Russia erano buoni e le forniture di Gazprom regolari. La frattura tra Roma e Mosca, determinata dalla guerra in Ucraina, ha invece modificato l’approvvigionamento energetico dell’Italia, eliminando un’importante arma di ricatto del Cremlino per influenzare il mercato italiano ed europeo (il gasdotto Nord Stream, la principale infrastruttura che trasporta gas dalla Russia verso l’Europa, potrebbe addirittura non riaprire). E si stima che le entrate di Gazprom dalla vendita di gas all’Italia e all’Europa siano crollate fino a dieci volte in meno rispetto all’anno scorso. Anche Mosca, però, ha diversificato la sua clientela.
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