
Divario ancora ampio anche nella quantità dell’aumento che, per gli uomini, è più consistente
Ancora ampio, troppo, il divario retributivo tra uomo e donna. A parità di ruolo e quantità di ore lavorate vede le seconde nettamente sfavorite rispetto ai primi anche per quanto riguarda le pensioni. Un’ultima conferma, in ordine di tempo arriva dal sondaggio People at Work 2023, condotto dall’Adp Research Institute e che vede l’Italia ancora lontana dal traguardo della parità.
Considerando una panoramica mondiale, su oltre 32mila lavoratori presi in esame dall’analisi e suddivisi in 17 paesi si nota che nel 2022 solo il 36% delle donne ha avuto un aumento sulla propria retribuzione mentre se si guarda all’universo maschile si arriva al 50%. Inoltre gli uomini hanno visto un +5,8% sulle proprie retribuzioni mentre per le donne ci si è limitati al 5,2%. Non solo ma anche per il futuro solo l’8% delle donne prevede di ricevere nel prossimo anno un aumento mentre si sale all’8,5% tra gli uomini.
Se l’Italia sembra, come detto, essere ancora lontana, in Europa le cose vanno diversamente. L’Ue, infatti, sta approvando una serie di norme che obbliga le aziende a rendere note informazioni sulle retribuzioni e a intervenire se il divario retributivo di genere supera il 5%.
«La trasparenza può contribuire a dotare i lavoratori e le lavoratrici dei mezzi necessari per far valere il loro diritto alla parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso una serie di misure vincolanti. La mancanza di trasparenza retributiva è stata individuata come uno dei principali ostacoli all’eliminazione del divario retributivo di genere». A dichiararlo è una nota del Consiglio Europeo.
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