
Upb: l’economia italiana è cresciuta del 3,7% nel 2022. Rischi al rialzo nel breve termine. Nel 2022 inflazione all’8,1%, valore più alto da circa 40 anni
Il Pnrr avrá un impatto sul Pil di quasi tre punti percentuali al 2026. E’ questa la stima aggiornata dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) annunciata in occasione della presentazione del Rapporto sulla politica di bilancio. «Andranno colte a pieno tutte le opportunità aperte dalla revisione del Pnrr per assicurare nuovo slancio all’azione di riforma e al potenziamento infrastrutturale, entrambi essenziali per superare i divari generazionali, di genere e territoriali e consentire all’economia di affrontare le sfide tecnologiche e ambientali che attendono il Paese», si legge in una nota.
L’economia italiana ha mostrato segni di resistenza agli shock avversi: nel 2022 è cresciuta del 3,7%, più dei maggiori partner europei, sospinta diffusamente dalla domanda, in particolare dai consumi delle famiglie, dagli investimenti fissi lordi e dalle esportazioni. Ora potrebbe affrontare “rischi al rialzo nelle previsioni dell’anno in corso, mentre nel medio periodo (in particolare per il 2024) i fattori di rischio tendono ad essere orientati al ribasso”.
Il 2022 è stato caratterizzato da aumenti dei prezzi che non si osservavano da circa quarant’anni: l’inflazione misurata dall’indice NIC ha raggiunto l’8,1%, il valore più elevato dal 1985, quando superò il 9%. L’auspicio dell’Ufficio parlamentare di bilancio è quello di concentrare “più decisamente” i nuovi interventi di contenimento dell’inflazione sulle famiglie maggiormente bisognose, al fine di accentuarne il carattere redistributivo. L’Upb rileva infatti come nel 2022, grazie alle misure messe in campo, l’impatto dell’inflazione – in gran parte energetica – sulle famiglie è stato “tendenzialmente progressivo” a vantaggio delle famiglie meno benestanti, mentre nel 2023 l’aumento dei prezzi dei beni non energetici e la ricomposizione del mix di politiche compensative hanno prodotto “effetti complessivi debolmente regressivi“, con un impatto maggiore dunque dell’inflazione sulle famiglie meno ricche.
Circa 1,2 milioni di nuclei familiari italiani sono interessati dall’introduzione dell’Assegno d’inclusione (Adi), che sostituisce il Reddito di cittadinanza (Rdc). Tuttavia, 400 mila di questi nuclei (33,6%) non includono soggetti tutelati e risultano esclusi dall’Adi. Secondo le simulazioni dell’Upb, le famiglie con disabili sono quelle che traggono maggiori vantaggi dalla riforma, con un aumento medio di 64 euro mensili.
FOTO: SHUTTERSTOCK