
Confcommercio: dal 1995 ad oggi il prezzo delle spese obbligate segna +120%
La quota di spese obbligate sui consumi delle famiglie cala rispetto al 2022 ma resta comunque elevata: nel 2023 si attesta al 41,5% dal 42,7% dello scorso anno con un incremento dell’incidenza di quasi cinque punti dal 1995 ad oggi. E’ quanto stima la Confcommercio in un’indagine dell’Ufficio studi.
Su un totale di oltre 21 mila euro pro capite di consumi all’anno, per le spese obbligate se ne vanno 8.755 euro. La quota principale è rappresentata dalla voce abitazione (5.062 euro) al cui interno un peso rilevante viene dall’aggregato energia, gas e carburanti con 1.976 euro, valore che, nella media del 2023, raggiunge un’incidenza sul totale consumi del 9,4%.
Ad amplificare la dimensione delle spese obbligate è la componente prezzi. Tra il 1995 e il 2023 mentre il prezzo medio dei beni commercializzabili è cresciuto di quasi il 53%, il prezzo delle spese obbligate del 120%, tendenze che frenano la propensione al consumo con inevitabili effetti depressivi sulle già deboli dinamiche del Pil. «Dati drammatici. Allarme sul Pil più che fondato – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. – E’ quanto denunciamo da 20 anni, da quando è arrivato l’euro. Le spese obbligate sono rincarate sempre più e molto più degli stipendi, rimasti invece al palo. Di conseguenza il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto con effetti deleteri sui consumi, che rappresentano il 60% del Pil. Per questo il Governo dovrebbe invertire la rotta, non solo per i poveri assoluti, visto che l’importo della card Dedicata a te è a dir poco imbarazzante e non può certo sostituire il reddito di cittadinanza, ma per aiutare anche il ceto medio, da anni in difficoltà. L’aver ripristinato gli oneri di sistema sulla luce, ad esempio, è l’opposto di quello che si sarebbe dovuto fare, come attestano i dati di oggi di Confcommercio secondo i quali il prezzo delle spese sull’energia è aumentato del 175% dal 1995 ad oggi».
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