
l fenomeno delle surroghe ha giocato un ruolo chiave in questa contrazione, registrando una flessione del 30,8%
Risultano in calo le richieste di mutuo in Italia. Secondo il Barometro Mutui di CRIF si registra una contrazione del 22,4% nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2022. Il fenomeno delle surroghe ha giocato un ruolo chiave in questa contrazione, registrando una flessione del 30,8%.
Il calo si deve principalmente all’incremento dei tassi d’interesse, che ha portato a una maggiore prudenza nel credito alle famiglie. «L’innalzamento dei tassi di interesse fissati dalla BCE ha inevitabilmente frenato la richiesta dei mutui e, di conseguenza, le famiglie italiane hanno dovuto fare i conti con una perdita del potere d’acquisto che pesa inevitabilmente sulle decisioni di spesa – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. – Gli effetti di un’inflazione persistente sui bilanci delle famiglie, in presenza di tassi d’interesse più elevati porteranno, dopo anni in cui il livello di rischio era stato molto contenuto, a un peggioramento dei tassi di default. Le logiche di offerta degli ultimi anni e la domanda delle famiglie più prudente, manterranno i tassi di default su valori inferiori alle passate crisi economiche, limitati anche da un livello di indebitamento delle famiglie che rimane basso (circa il 60% nel triennio di previsione), soprattutto se paragonato al resto d’Europa (94% nel 2022)».
Allo stesso tempo, i nuovi mutui erogati hanno subito una riduzione del 21,6%. Anche se guardiamo solo al mese di giugno, si conferma il trend negativo della domanda con una frenata del -11,6%.
L’importo medio richiesto è rimasto quasi invariato (-0,6%), con un valore complessivo di 144.279 euro. Tuttavia, nel solo mese di giugno, si è registrata una leggera contrazione dell’1,1%. Le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane, con circa il 30% del totale; percentuale in linea con il corrispondente periodo del 2022. Al secondo posto, con il 25,9%, rimane la classe di importo tra 150.000 e 300.000 euro.
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