
Luci e ombre sui primi colloqui tra la segretaria al Commercio Usa Raimondo, volata a Pechino e il collega Wentao
Nuovo gruppo di lavoro tra Cina e Usa sulle problematiche commerciali: lo scopo è lanciare un dialogo sul controllo delle esportazioni.
Sono i primi risultati annunciati dagli Stati Uniti dopo l’arrivo a Pechino della segretaria al Commercio Usa, Gina Raimondo, che rimarrà in Cina fino al 30 agosto prossimo. Raimondo ha incontrato oggi il suo omologo cinese, il ministro del Commercio, Wang Wentao, con cui ha parlato per più di due ore, seguite da altre due ore di pranzo.
“Stati Uniti e Cina – ha detto Raimondo -, daranno vita a una piattaforma per ridurre le incomprensioni sulle politiche di sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Dalle parole della segretario al Commercio Usa sembra trasparire, comunque, un certo nervosismo. “Non stiamo scendendo a compromessi, nè negoziando su questioni di sicurezza nazionale. Punto”, ha voluto chiarire.
Gli Usa sono “impegnati a essere trasparenti”, e per dimostrare quanto reali siano le intenzioni di Washington, ha aggiunto la segretario al Commercio, il dialogo sul controllo delle esportazioni comincerà già domani, a Pechino, tra gli assistenti dei due ministri del Commercio. “Non stiamo perdendo tempo“, ha detto.
Il gruppo di lavoro sulle questioni commerciali, invece, sarà un meccanismo composto da funzionari governativi e rappresentanti di imprese private che avrà il compito di “cercare soluzioni sulle questioni commerciali e di investimento e di avanzare gli interessi commerciali degli Stati Uniti in Cina”.
Nei primi colloqui con i funzionari cinesi, Raimondo ha sottolineato anche le preoccupazioni riguardanti aziende americane che operano in Cina, tra cui ha citato Intel e Micron, e le misure di controllo delle esportazioni dei metalli rari gallio e germanio, decise il mese scorso da Pechino, fondamentali per la produzione di semi-conduttori.
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La segretaria al Commercio Usa è il quarto alto funzionario Usa a visitare la Cina in due mesi e mezzo, dopo il segretario di Stato, Antony Blinken, la segretario al Tesoro, Janet Yellen, e l’inviato speciale per il Clima, John Kerry.
La visita di Raimondo è stata preceduta, settimana scorsa, dall’eliminazione delle restrizioni a 27 aziende cinesi, che non fanno più parte della “unverified list” del Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio.
Una decisione apprezzata da Pechino, ma l’entusiasmo appare già svanito. Raimondo ha sottolineato di avere messo oltre duecento aziende cinesi nella lista del controllo delle esportazioni, e che non esiterà a fare altrettanto in futuro.
Pur in assenza di commenti ufficiali da funzionari cinesi, il tabloid Global Times, noto per i toni agguerriti nella difesa delle linee di Pechino soprattutto in relazione agli Stati Uniti, sottolinea in un articolo di commento che il meccanismo per affrontare le diatribe commerciali potrebbe essere “il migliore risultato” possibile per Raimondo.
L’amministrazione Usa guidata da Joe Biden dovrebbe “mostrare sincerità”, sottolinea il Global Times che cita esperti secondo cui gli Stati Uniti devono “ridurre la rivalità, fermare il contenimento della Cina e rimuovere le restrizioni al commercio e agli investimenti”. La strada per ridurre le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti è, quindi, ancora lunga, e le attese di Pechino rimangono basse.
Quello che arriva dalla visita di Raimondo è un “falso segnale” di cooperazione: la realtà, per il Global Times, è quella di una mentalità “egemonica” da parte degli Stati Uniti, che puntano esclusivamente agli interessi nazionali di Washington.
(foto ANSA)