
La Bce porta il tasso principale al 4,50%. Approccio basato sui dati. La politica monetaria rimarrà restrittiva finché sarà necessario. Riviste al rialzo le stime sull’inflazione, al ribasso il Pil
Il momento tanto atteso è arrivato. La Bce ha preso la sua decisione di politica monetaria per settembre ed anche se rimane restrittiva non sorprende i mercati. L’istituto di Francoforte ha optato per un altro rialzo dei tassi di 25 punti ma gli analisti, almeno la maggior parte, se lo aspettavano. Ora il tasso di riferimento è al 4,50%. Si tratta del decimo rialzo consecutivo.
Il tutto per combattere un’inflazione ritenuta ancora troppo alta e per riportarla nel più breve tempo possibile al range del 2%.
In particolare il Consiglio direttivo ha deciso di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Pertanto, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno innalzati rispettivamente al 4,50%, al 4,75% e al 4,00%, con effetto dal 20 settembre 2023.
«Le decisioni future del Consiglio direttivo assicureranno che i tassi di interesse di riferimento della BCE siano fissati su livelli sufficientemente restrittivi finché necessario. Il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio guidato dai dati nel determinare livello e durata adeguati della restrizione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione considerati i dati economici e finanziari più recenti, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria», si legge in una nota.
Durante la discussione, ha spiegato la presidente Christine Lagarde, c’è stato ampio consenso sulla lunga analisi della situazione macroeconomica, ma alcuni governatori avrebbero preferito una pausa per avere una maggiore certezza sulle condizioni dell’economia. La decisione è stata in ogni caso presa con una maggioranza solida.
Riviste al rialzo le stime sull’inflazione. Ora il dato è visto al 5,6% (medio) per il 2023 e al 3,2% nel 2024 rispetto alle proiezioni di giugno (rispettivamente 5,4% e 3%). Per il 2025 la Bce si aspetta invece un’inflazione più bassa: 2,1%, in linea quindi con l’obiettivo, dal 2,2% indicato a giugno.
L’inflazione core è prevista al 5,1% quest’anno, al 2,9% il prossimo e al 2,2% nel 2025 (a giugno, rispettivamente, 5,1%, 3,0% e 2,3%).
Riviste al ribasso anche le proiezioni sulla crescita, soprattutto per l’anno prossimo: 0,7% quest’anno, 1,0% nel 2024 e 1,5% nel 2025. A?giugno le stime indicavano rispettivamente lo 0,9%, l’1,5% e l’1,6%.
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