
E’ record storico. Tutta colpa dell’alta inflazione
Brutte notizie arrivano dal fronte economico italiano visto che aumentano le persone che si trovano in gravi difficoltà. Nel 2022 sono in condizione di povertà assoluta poco più di 2,18 milioni di famiglie, l’8,3% del totale rispetto al 7,7% del 2021. Lo rileva l’Istat nel suo report annuale sulla povertà, segnalando che si tratta di oltre 5,6 milioni di individui, in aumento di 357 mila unità, passando così dal 9,1% del 2021 al 9,7%.
L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (10,7%), in particolare al Sud dove arriva all’11,2%, seguono il Nord-est (7,9%) e il Nord-ovest (7,2%).
Questo peggioramento secondo l’istituto è da imputare in larga misura alla forte accelerazione dell’inflazione.
«Dati drammatici e vergognosi, non degni di un Paese civile! Si tratta di un record storico, sia rispetto alla percentuale delle famiglie in povertà assoluta, l’8,3% che supera il precedente primato del 2020 quando era 7,7%, sia rispetto al loro numero, 2.187 migliaia, che batte il 2.007 migliaia sempre del 2020 – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. – Una situazione, poi, che nel 2023 è sicuramente peggiorata visto che il caro bollette e il carovita hanno proseguito la loro azione devastante. Senza contare la fine del reddito di cittadinanza. L’inflazione alle stelle doveva essere la priorità da combattere con politiche economiche adeguate. E’ una tassa invisibile che, come diceva Einaudi, è la più iniqua perché colpisce soprattutto i ceti più bassi che, a differenza di quelli alti, spendono in consumi la maggior parte del loro reddito. Invece, togliendo ad inizio anno gli sconti sulle accise dei carburanti e rimettendo da aprile gli oneri di sistema sulla luce si è andati nella direzione opposta. Ora nel 2024 si toglierà pure il mercato tutelato per luce e gas, dando il colpo di grazia finale alle famiglie».
FOTO: SHUTTERSTOCK