
La decisione era ampiamente prevista
Come da attese la Federal Reserve ha deciso all’unanimità di lasciare invariati i tassi di interesse. Quindi il tasso obiettivo dei fondi federali resta compreso in un range tra il 5,25% e il 5,5%, ai massimi da 22 anni. Nessun tracollo dei titoli azionari che sono rimasti positivi, con l’S&P 500 in rialzo dello 0,4%, il Nasdaq Composite a +0,7% e il Dow a +0,3%. Infatti la decisione era ampiamente prevista. In calo, invece, i rendimenti dei titoli del Tesoro col decennale arrivato a 4,795%, in calo di circa 8 punti base.
Secondo quanto dichiarato dai vertici della banca centrale USA, «l’attività economica si è espansa a un ritmo sostenuto nel terzo trimestre». Già a settembre, i politici avevano affermato che l’economia si era espansa a un “ritmo solido”. Nella stessa nota si rileva inoltre che gli incrementi occupazionali «si sono moderati rispetto all’inizio dell’anno, ma rimangono forti». Inoltre, guardando al settore lavoro, la crescita delle buste paga non agricole è stata pari a 336.000 unità a settembre, ben al di sopra delle prospettive di Wall Street. Parallelamente, dalla nota finale, si evidenzia che sia le condizioni finanziarie che quelle creditizie si sono inasprite nel frattempo. Inoltre «Il Comitato continuerà a valutare ulteriori informazioni e le loro implicazioni per la politica monetaria».
Il presidente della Fed Powell ha sottolineato che la banca centrale non ha iniziato a prendere in considerazione un taglio dei tassi e non lo farà finché l’inflazione non sarà sotto controllo. «Il comitato non sta pensando affatto a tagli dei tassi in questo momento. Siamo ancora molto concentrati sulla prima domanda, ovvero ‘abbiamo raggiunto un orientamento di politica monetaria sufficientemente restrittivo da portare l’inflazione al 2% nel tempo, in modo sostenibile?’ Questa è la domanda su cui ci stiamo concentrando».
Si tratta del secondo stand by consecutivo anche se la maggior parte degli analisti prevede, però, che una fine dei rialzi dei tassi di interesse sia ancora lontana.
Infatti tra i parametri usati dalla Fed per decidere le prossime mosse, ci sono le rilevazioni sul mondo del lavoro e sui prezzi al consumo, Ebbene nel primo caso gli incrementi salariali non sembrano diminuire in modo sostanziale e i rischi di recessione si sono attenuati negli ultimi sei-dodici mesi segno di un’economia a stelle e strisce che continua ad essere effervescente nonostante i numerosi provvedimenti. Per quanto riguarda i prezzi al consumo l’inflazione core è attualmente al 3,7% su base annua, secondo l’ultima lettura dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali parametro che solitamente la Fed prende ad esempio.
Da sottolineare anche l’ultima rilevazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti, cresciuto ad un ritmo annuo del 4,9%, ben oltre le aspettative. Allo stesso tempo, i rendimenti dei titoli del Tesoro sono rimasti elevati e il tasso sui titoli a 10 anni è schizzato oltre il 5% ad ottobre.
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