
Bollettino Bce: “l’inflazione è scesa ma va monitorata, soprattutto i prezzi energetici”
I tassi rimarranno su livelli sufficientemente restrittivi finchè sarà necessario. E’ quanto emerge dall’ultimo Bollettino della Bce in merito alla decisione di politica monetaria dello scorso 26 ottobre. «Le decisioni future del Consiglio direttivo assicureranno che i tassi di riferimento siano fissati su livelli sufficientemente restrittivi finche’ necessario a garantire un ritorno tempestivo dell’inflazione al target di medio periodo – si legge. – Ci si attende ancora che l’inflazione resti troppo elevata per un periodo di tempo prolungato. Le pressioni interne sui prezzi, inoltre, si confermano intense. Al tempo stesso, l’inflazione ha registrato un netto calo a settembre, ascrivibile anche ai forti effetti base, ed è proseguita la diminuzione di gran parte delle misure dell’inflazione di fondo. Gli aumenti dei tassi di interesse stabiliti in precedenza seguitano a trasmettersi con vigore alle condizioni di finanziamento, frenando in misura crescente la domanda e contribuendo pertanto alla riduzione dell’inflazione. Il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio guidato dai dati nel determinare livello e durata adeguati dell’orientamento restrittivo. E’ probabile che l’inflazione subirà ulteriori diminuzioni nel breve periodo, visto che i forti aumenti di prezzo registrati nell’autunno del 2022 nella componente energetica e in quella dei beni alimentari verranno meno nei tassi sui dodici mesi».
Nel contempo, l’andamento dei prezzi dei beni energetici è diventato più incerto alla luce delle nuove tensioni geopolitiche. Nel Bollettino si rileva come al raffreddamento dell’inflazione hanno contribuito il miglioramento delle condizioni dell’offerta, la trasmissione dei precedenti ribassi delle quotazioni dell’energia e l’effetto della politica monetaria piu’ restrittiva sulla domanda e sui prezzi fissati dalle imprese. «La maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo ha continuato a diminuire, ma le spinte interne sui prezzi restano forti, riflettendo anche la crescente importanza degli incrementi salariali. Le misure delle aspettative di inflazione a piu’ lungo termine si collocano per lo piu’ intorno al 2%, ma alcune si sono mantenute elevate e vanno seguite con attenzione».
È probabile che l’economia rimanga debole per la parte restante del 2023 ma con l’ulteriore calo dell’inflazione, la ripresa dei redditi reali delle famiglie e la ripresa della domanda di esportazioni dell’area euro, l’economia dovrebbe rafforzarsi nei prossimi anni.
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