
Mercoledì il Pil del Giappone. L’export dovrebbe fare da traino
L’inflazione all’ingrosso del Giappone rallenta bruscamente con l’attenuarsi delle pressioni sui costi. Il dato è sceso ad ottobre al di sotto dell’1% per la prima volta in poco più di due anni e mezzo. E’ il decimo mese consecutivo di rallentamento, in linea con le previsioni della Banca del Giappone. «L’inflazione all’ingrosso sembra essersi raffreddata poiché i cali passati dei costi delle materie prime e dell’energia filtrano attraverso i prezzi business-to-business nazionali – commenta Takeshi Minami, capo economista presso Norinchukin Research Institute. – L’effetto dei sussidi governativi per frenare i prezzi della benzina e delle bollette potrebbe portare a un rallentamento dell’inflazione al consumo entro la fine dell’anno fiscale che termina a marzo 2024. Ma il ritmo del rallentamento dell’inflazione al consumo sarà modesto poiché la carenza di manodopera e i salari più alti sosterranno i prezzi dei servizi».
L’indice dei prezzi dei beni aziendali (CGPI), che misura il prezzo che le aziende si applicano reciprocamente per i loro beni e servizi, è aumentato dello 0,8% in ottobre rispetto all’anno precedente, più o meno in linea con le attese del mercato che erano per un aumento dello 0,9%, ma in netto calo rispetto al +2,2% di settembre.
Ora gli occhi sono puntato su mercoledì 15 novembre quando il Giappone pubblicherà i dati sul Pil. Secondo le previsioni di Moody’s le esportazioni di beni sono aumentate grazie all’incremento delle spedizioni di automobili e il turismo in entrata ha sostenuto le esportazioni di servizi. Tutto questo dovrebbe far aumentare il Pil. Tuttavia, la domanda interna rimane debole e Moody’s ha previsto una diminuzione della spesa per consumi e una stabilità della spesa per investimenti.
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