
Nessuna intesa nella notte. La procedura per il deficit oltre il 3% del Pil è il nodo principale al negoziato sulla riforma del Patto di stabilità
L’Ecofin straordinario per raggiungere l’accordo sulla riforma del Patto di stabilità dovrebbe tenersi nei giorni fra il 18 e il 21 dicembre. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in un punto stampa a margine della riunione a Bruxelles. Nella notte si sono conclusi, senza un’intesa, i lavori della cena pre-Ecofin, convocata per cercare un accordo sulla riforma del Patto di stabilità.
«I progressi fatti testimoniano che c’è un riconoscimento del fatto che non siamo in una situazione normale, c’è una guerra in Europa – ha affermato Giorgetti. –Riteniamo che le nuove regole fiscali devono essere coerenti con gli obiettivi definiti a livello europeo, in particolare con le sfide sul cambiamento climatico e con riferimento particolare alla difesa. Sulla riforma del Patto abbiamo fatto dei progressi, ma non siamo all’accordo finale. Condizioni speciali specifiche per un periodo transitorio devono essere assicurate. Deve esserci coerenza tra le regole fiscali che proponiamo e gli obiettivi strategici, politici definiti a livello europeo su difesa e sicurezza e alla sfida di cambiamento climatico che dobbiamo affrontare supportando gli investimenti. L’auspicio è quello ovviamente di arrivare a una conclusione quanto prima in un Ecofin straordinario prima della fine dell’anno».
«Per un accordo sulla riforma del Patto di stabilità ora siamo al 92% – ha detto il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner. – Alcuni Paesi hanno evidenziato nel negoziato che con una procedura di disavanzo eccessivo potrebbe esserci qualcosa come una golden rule per gli investimenti. Sono convinto che sia eccessivo. I deficit devono essere ridotti non essere giustificati».
La procedura per il deficit oltre il 3% del Pil è il nodo principale al negoziato sulla riforma del Patto di stabilità. Lo si apprende da diverse fonti. Si prevedeva alla vigilia un aggiustamento primario strutturale annuo dello 0,5% del Pil. Sul tavolo anche obiettivi diversificati sulla salvaguardia del deficit: 1% per i Paesi con debito sotto il 90%, 1,5% quando il debito è oltre il 90%.
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