
Gli indici si preparano comunque a chiudere l’anno sui massimi storici, sia nel Vecchio continente sia oltreoceano, sulle ali dell’“Everithing rally”
Mercati deboli nel penultimo giorno di contrattazioni del 2023. A Francoforte l’indice Dax ha perso lo 0,24% a 16.702,17 punti, a Parigi l’indice Cac è sceso dello 0,48% a 7.535,16 punti, a Madrid l’indice Ibex è arretrato dello 0,32% a 10.089,80 punti. Piatta Londra (-0,03%). Milano ha ceduto lo 0,23%.
L’ottimismo su un taglio al costo del denaro da parte della Fed già nel primo trimestre del nuovo anno (considerata probabile all’86,7% in base ai future sui Fed Funds) e, a cascata, della Bce, non è sufficiente a vincere la sofferenza del comparto bancario e di quello energetico, che hanno trascinato al ribasso i listini. Nonostante ciò, gli indici si preparano comunque a chiudere l’anno sui massimi storici, sia nel Vecchio continente sia oltreoceano, sulle ali dell’“Everithing rally”, la corsa al rialzo che ha coinvolto tutte le classi di investimenti sui mercati finanziari da fine ottobre.
Intanto, il prezzo dell’oro ha segnato un nuovo record a 2.085 dollari l’oncia con una crescita dello 0,4%, spinto secondo gli analisti dall’indebolimento del dollaro americano (sui minimi da cinque mesi) e dall’instabilità geopolitica in Medio Oriente.
Sul valutario l’euro si porta leggermente sotto gli 1,11 dollari con il cambio che si attesta a 1,108. Continua a frenare il prezzo del petrolio, il cui principale motore permangono le tensioni in Medio Oriente, quando si continua a monitorare gli sviluppi nel Mar Rosso con le preoccupazioni per le potenziali interruzioni delle spedizioni di greggio. Così il Brent febbraio tratta a 78,82 dollari al barile (-1,04) e il Wti di pari scadenza scambia a 73,64dollari (-0,63%), mentre i mercati guardano già con molta attenzione all’entità dei tagli alla produzione dell’OPEC a gennaio. In calo anche il gas naturale scambiato sulla piattafotma TTF di Amsterdam a 32,95 euro al megawattora (-7,2%).
Tra i titoli, si distingue Leonardo (+0,5%), sulle indiscrezioni relative a possibili trattative su nuove alleanze industriali. Prosegue la sua scia positiva Iveco, il migliore del Ftse Mib, che termina a +1,39%, quando nell’ultimo mese la quotazione è avanzata di oltre il 9,5% e complessivamente di circa il 44% da inizio anno. Buona performance anche per Pirelli che termina in progresso dell’1,13%. Seduta pesante invece per Tim che chiude a -0,43% in scia alle indiscrezioni di stampa secondo cui il fondo F2i avrebbe rinviato a metà gennaio l’adesione al piano di Kkr per NetCo. In rosso tutto il comparto bancario con Mps che arretra dello 0,99%, Bper dello 0,79%, e Banco Bpm dello 0,71%.
(foto SHUTTERSTOCK)