
Le fabbriche asiatiche faticano a trovare slancio a causa della debole domanda cinese. Il FMI ha rivisto al rialzo le previsioni per l’Asia per il 2023, ma avverte di divergenze
Si conferma in espansione la manifattura in Cina. A gennaio il Pmi manifatturiero stilato da Caixin/S&P Global si è attestato a quota 50,8 punti, esattamente come dicembre, facendo meglio rispetto ai 50,6 punti attesi dagli analisti. Si è trattato del terzo mese consecutivo di espansione dell’attività industriale cinese. Ricordiamo che il limite dei 50 punti separa l’espansione dalla contrazione.
In Giappone invece il Pmi manifatturiero rimane in contrazione. Il dato, stilato da Jibun / S&P Global, si è attestato a quota 48 punti. E’ quanto è emerso dalla lettura finale del dato, che ha confermato quella preliminare, dopo che a dicembre era a quota 47.9 punti.
L’attività industriale della Corea del Sud è aumentata a gennaio per la prima volta in 19 mesi grazie al miglioramento della domanda di beni in mercati chiave come Stati Uniti e Cina. Ma le indagini hanno mostrato che l’attività si è ridotta a Taiwan e in Malesia, mentre si è espansa a un ritmo più lento nelle Filippine.
L’India ha visto il settore manifatturiero migliorare sostanzialmente a gennaio, con l’attività industriale in espansione al ritmo più rapido degli ultimi quattro mesi, grazie alla forte domanda.
In tutto questo il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita per l’Asia prevedendo un’espansione del 4,5% quest’anno, guidata dalla robusta domanda statunitense e dalla spinta delle misure di stimolo previste in Cina. Ma ha affermato che la ripresa sarà divergente tra le economie, con il Giappone che probabilmente vedrà la crescita rallentare allo 0,9%, in contrasto con un’espansione prevista del 6,5% in India. Il FMI prevede che l’economia cinese crescerà del 4,6% quest’anno, rallentando dal 5,2% del 2023.
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