
Nel 2023 a 5.216 miliardi, +500 miliardi dal pre-Covid
In ripresa dopo gli anni della pandemia Covid 19 anche la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, che nel corso del 2023 è cresciuta di quasi 80 miliardi, arrivando a quota 5.216 miliardi, ben 552 in più rispetto al 2019, ovvero prima del Covid.
E’ quanto emerge da un’analisi della Fabi, che evidenzia in particolare una propensione al risparmio intatta, meno liquidità sui conti correnti, ma ricerca di maggiori rendimenti anche a costo di rischi più elevati.
In nove mesi, emerge dall’analisi, tra azioni, titoli obbligazionari e fondi comuni le famiglie italiane hanno accumulato oltre 144 miliardi in più sotto forma risparmio.
La ricchezza finanziaria delle famiglie – la somma di tutti gli strumenti (attività) finanziari in cui le famiglie investono. Secondo dati della Banca d’Italia i depositi costituiscono la prima forma di investimento delle famiglie, con una percentuale pari al 28 per cento del totale della ricchezza. L’evidenza è in parte spiegata dal fatto che il nostro sistema finanziario è tradizionalmente basato sulle banche. Tuttavia la quota raggiunta dai depositi è elevata nel confronto con gli anni passati. La pandemia ha contratto i consumi degli italiani e alzato i loro risparmi, che sono affluiti in buona misura nella raccolta delle banche come depositi.
Le famiglie investono poi in strumenti assicurativi e fondi pensione privati, con una percentuale del 24 per cento del totale. Il peso di questo strumento, ora ai massimi storici, è cresciuto nel tempo, in particolare a partire dagli anni Novanta, quando sono state attuate riforme strutturali del sistema pensionistico che hanno accresciuto il ruolo della previdenza complementare, privata, accanto a quella pubblica.
Azioni e partecipazioni sono la terza forma di ricchezza degli italiani, con circa il 21 per cento del totale. Si tratta in gran parte di azioni e partecipazioni non quotate, riferite alle piccole imprese, spesso a conduzione familiare, un tratto distintivo della nostra economia. I fondi comuni di investimento pesano circa per il 15 per cento nelle attività finanziarie delle famiglie. Come per la ricchezza investita in strumenti assicurativi/pensionistici, l’importanza dei fondi comuni è aumentata negli ultimi anni, per scelta delle famiglie e per scelte strategiche degli intermediari che gestiscono i fondi. E’ invece in diminuzione, e oggi si colloca intorno al 5 per cento, la quota della ricchezza investita direttamente in titoli obbligazionari: da anni le famiglie italiane investono sempre di meno sia in titoli pubblici sia in obbligazioni bancarie.
Le banconote e le monete metalliche detenute dalle famiglie sono circa il 4 per cento della loro ricchezza. Mentre l’uso del contante per le transazioni è diminuito, negli ultimi anni è cresciuto il suo ruolo come riserva di valore, anche a causa dei bassi tassi di interesse prevalenti nell’economia. Una quota residuale della ricchezza, il 3 per cento del totale, è investito in altre attività finanziarie.
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