
A fare da traino sulla crescita annuale sono investimenti, domanda estera netta e spesa delle Amministrazioni Pubbliche. Nel IV trim consumi -0,9%
In Italia la crescita tendenziale del Pil è rivista a +0,6% nel quarto trimestre 2023 dai +0,5% indicati a gennaio, mentre su trimestre si conferma il +0,2%. E’ quanto rivela l’Istat secondo cui la crescita annuale è spiegata soprattutto dagli investimenti, dalla domanda estera netta e dalla spesa delle Amministrazioni Pubbliche. In particolare si registra un contributo negativo di 0,8 punti percentuali dei Consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private. Per contro, sia gli investimenti fissi lordi sia la spesa delle Amministrazioni Pubbliche hanno fornito un contributo positivo alla crescita del PIL, rispettivamente pari a 0,5 e 0,1 punti percentuali. Positivo anche il contributo della domanda estera netta, che è risultato pari a 0,4 punti percentuali, mentre nullo è stato quello della variazione delle scorte.
Si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto nell’agricoltura, silvicoltura e pesca e nei servizi, pari a -0,3% e -0,1%, a fronte di una crescita dell’1,1% nell’industria, trainata da una forte crescita nelle costruzioni. Riguardo ai principali aggregati della domanda interna, sono in diminuzione rispetto al trimestre precedente i consumi finali nazionali dello 0,9%, mentre gli investimenti fissi lordi crescono del 2,4%, le importazioni dello 0,2% e le esportazioni dell’1,2%.
Sui consumi Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori ha dichiarato: «dato grave e preoccupante! L’Istat attesta che la spesa delle famiglie residenti ha sottratto ben 0,8 punti percentuali alla crescita del Pil e che rispetto al terzo trimestre il crollo è stato dell’1,4%. L’Italia non può crescere oltre lo zero virgola fino a che le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, con le tasche svuotate da prezzi che, pur essendo astronomici, non accennano a scendere e da bollette della luce e del gas che, per quanto siano inferiori ai picchi del quarto trimestre 2022, restano bollenti. I consumi delle famiglie residenti rappresentano da sempre circa il 60% del Pil, secondo il dato di oggi il 58,1%. Se le famiglie non spendono, i commercianti non vendono e le imprese non producono. Insomma, o si ridà capacità di spesa alle famiglie, ad esempio riabbassando l’Iva sul gas, o non si va da nessuna parte».
La variazione acquisita per il 2024 è pari a +0,2% dai +0,1% registrati a gennaio.
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