Mentre l’Italia calcistica arranca, con l’ennesimo amaro in bocca per l’eliminazione agli Europei e lo spettro dei Mondiali che si allontana, altri paesi stanno trasformando il calcio in oro. Anche la stessa Spagna, che dieci anni fa temeva l’ Italia in tutti i settori, ci ha asfaltato e umiliato all’europeo di calcio.
La Germania, organizzatrice ufficiale degli Europei, non solo ha visto la sua nazionale raggiungere i quarti di finale, ma sta anche incassando profitti miliardari record. Diritti televisivi, sponsorizzazioni, merchandising e turismo porteranno circa 2.7 miliardi di euro nelle casse tedesche, consolidando la posizione del paese come leader globale nell’organizzazione di eventi sportivi di fama mondiale. Non a caso la Germania è anche il terzo esportatore piu grande al mondo con valori di circa 1700 miliardi di euro.
Ma non è solo la Germania a cavalcare l’onda del successo calcistico e sportivo. La Francia, grazie al successo della sua Nazionale ai Mondiali 2018 (con un contributo al PIL stimato in 108 milioni di euro) e all’organizzazione della Coppa del Mondo femminile nel 2019 (con un ulteriore contributo al PIL di 284 milioni di euro), si sta preparando a ospitare un’Olimpiade da sogno (Paris 2024), stimando profitti astronomici derivanti dall’evento. Dall’altra parte dell’oceano, gli Stati Uniti non stanno certo a guardare. Con investimenti che superano i 10 miliardi di dollari solo per gli stadi, la FIFA World Cup 2026 si preannuncia come un evento senza precedenti. Si stima che il fatturato toccherà gli 11 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto al Mondiale in Qatar. Interessante anche notare la coincidenza di investimenti americani verso il calcio italiano, dove 14 squadre di calcio italiane tra le quali 7 di serie A (Inter, Milan, Roma, Fiorentina, Atalanta solo per citarne alcune) sono controllate da fondi USA.
E l’Italia? Ancora una volta, sembra bloccata ai nastri di partenza con un management incapace di dare una svolta, una panchina senza una guida autorevole e una nazionale che naviga acque difficili. Le scelte complicate, come il cambio di leadership, vengono rimandate, ed il nostro Paese perde terreno non solo sul campo da gioco, ma anche sul piano economico e organizzativo. Nessuno si prende la responsabilita di dire “ho fallito” e mi dimetto”.
Di fronte a un fallimento così evidente, non c’è tempo per indugiare. Serve una decisione drastica e immediata: a casa tutti e si gira pagina. Solo così si può dare un segnale forte di cambiamento e di volontà di ripartire e di serietà di leadership.
Mentre Germania, Francia e Stati Uniti dimostrano come il calcio possa essere un motore di crescita economica e di prestigio internazionale, l’Italia rischia di rimanere indietro, perdendo reputazione, e opportunita economico-finanziarie.
Il calcio non è solo uno sport, è un business globale, un fenomeno culturale che muove passioni e miliardi. L’Italia, con la sua storia e la sua tradizione calcistica, dovrebbe essere protagonista di questo scenario, non una comparsa.
È tempo di smetterla di essere spettatori. È tempo di agire, di prendere decisioni coraggiose e di costruire un futuro in cui il calcio italiano possa tornare a brillare, dentro e fuori dal campo.
DI ANDREA ZANON