Secondo i calcoli di Bankitalia nel 2024 il Pil tricolore non andrà oltre lo 0,8% come confermato durante le audizioni sul Piano strutturale di bilancio davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Pochi i margini di interpretazione del capo dipartimento Economia e statistica di Palazzo Koch, Sergio Nicoletti Altimari. “Nel quadro delle previsioni a legislazione vigente del Piano strutturale di bilancio (Psb) il Pil cresce dell’1,0 per cento quest’anno, dello 0,9 per cento nel prossimo e dell’1,1 per cento nel 2026. La revisione dei conti economici trimestrali pubblicata venerdì scorso dall’Istat, non inclusa nel quadro, comporterebbe – ha spiegato l’economista – una correzione meccanica al ribasso di due decimi di punto della stima per l’anno in corso”.
Senza contare che le decisioni del governo a favore della ripresa e delle famiglie “dispiegheranno i loro effetti principalmente nel 2025, innalzando la crescita del Pil all’1,2%. Tali effetti attesi sono in linea di principio raggiungibili, ma una valutazione più compiuta richiede informazioni non ancora disponibili”.
“Rispetto agli andamenti tendenziali dei conti, il governo programma misure espansive, accrescendo il disavanzo di circa 0,4 punti percentuali del Pil nel 2025, dello 0,7 nel 2026 e dell’1,1 nel 2027, rispettando al contempo il tasso medio di crescita della spesa netta. Questa strategia è comprensibile, ma non è esente da rischi” questi ultimi rappresentati dalle incertezze su entrate e stime macro.
Sempre per quanto riguarda il Psb la Corte dei Conti in audizione sul Piano dichiara che “offre un quadro della gestione di bilancio per il prossimo settennio che appare coerente con quanto richiesto dal nuovo Patto di stabilità europeo. La rilevanza del processo intrapreso giustifica la previsione di un percorso che si presenta in ogni caso impegnativo, ma la cui piena valutazione e le implicazioni potranno essere meglio colte quando sarà disponibile nel dettaglio il quadro programmatico di cui si rinvia la esplicitazione al Dpb. Saranno necessarie scelte difficili sull’allocazione delle risorse”.
Evidenti anche la necessità di affrontare problemi strutturali, aumento dei costi e della sofferenza sociale.