Secondo quanto dichiarato dal vicepresidente di S&P Global, Daniel Yergin l’economia mondiale sta entrando in un “periodo pericoloso”. A spaventare l’economista sono per lo più i disordini in Medio Oriente che non sembrano destinati a placarsi.
La scorsa settimana, entrambi i benchmark del petrolio hanno registrato il maggior rialzo settimanale da marzo 2023.
Alla domanda se l’economia globale sia sull’orlo di un altro shock dell’offerta dovuto alle tensioni in Medio Oriente, Yergin ha risposto che si tratta di un periodo precario per i mercati. Inoltre, mentre Yergin ha sostenuto che non è certo che gli iraniani abbiano armi nucleari operative, questo è ancora “certamente un fattore di secondo piano”, in particolare attraverso la lente degli israeliani.
“La scommessa è che gli israeliani non attaccherebbero, non proverebbero ad attaccare, le strutture nucleari in questo momento. Ma tra qualche mese, tra qualche settimana, qualunque cosa sia, l’Iran potrebbe avere la capacità – si pensa – di consegnare un’arma nucleare, e questo alza la posta in gioco”, ha detto, paragonando il momento alla crisi missilistica cubana del 1962.
In altre parole, allo stato attuale dei fatti, Israele teme le strutture nucleari dell’Iran e non un blocco dell’industria petrolifera iraniana, ha affermato Pavel Molchanov, amministratore delegato della società di servizi di investimento Raymond James. Il programma nucleare iraniano si trova ad un livello molto avanzato, tanto che Teheran potrebbe potenzialmente arricchire abbastanza uranio per cinque armi a fissione, secondo le stime di Iran Watch, un sito web pubblicato dal Wisconsin Project on Nuclear Arms Control .
Per quanto riguarda il petrolio resta ancora, sullo sfondo, il blocco dello stretto di Hormuz. L’impossibilità del petrolio di attraversare lo stretto, anche temporaneamente, potrebbe portare ad un aumento non solo del petrolio in sè ma anche dei costi di spedizione, causare notevoli ritardi nelle forniture e far salire i prezzi globali dell’energia, tanto che alcuni ipotizzano che, nello scenario peggiore, i prezzi del petrolio potrebbero salire oltre i 100 dollari al barile.