Un’escalation delle tensioni commerciali e tariffarie tra Stati Uniti e Cina avrebbe conseguenze economiche in tutto il mondo. A dichiararlo è Gita Gopinath, vicedirettore generale del Fondo monetario internazionale secondo cui «La produzione sarà molto più bassa di quanto prevediamo per tutti i paesi del mondo, ci sarà pressione sull’inflazione, quindi non è questa la direzione in cui dovremmo andare». «Stiamo assistendo a un commercio guidato dalla geopolitica in tutto il mondo, motivo per cui quando si guarda al rapporto tra commercio complessivo e PIL, questo sta tenendo bene, ma chi commercia con chi sta sicuramente cambiando».
Quest’anno sono aumentate le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e tra Unione Europea e Cina, con gli Stati Uniti e l’Unione Europea che hanno imposto tariffe più elevate su alcuni prodotti cinesi a causa di quelle che ritengono pratiche commerciali sleali da parte di Pechino.
A queste parole fa eco anche l’opinione del direttore dell’Institute of International Finance secondo cui i dazi estremi proposti dal candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump (tariffe del 20% su tutti i beni provenienti da tutti i Paesi e un’aliquota più elevata del 60% sulle importazioni cinesi) interromperebbero il percorso della disinflazione e potrebbero portare a tassi di interesse più elevati. Anche la maggior parte degli analisti ha avvertito che la strategia di Trump, unita a restrizioni all’immigrazione, eserciterà una pressione al rialzo sull’inflazione, anche se parte dell’impatto potrebbe essere assorbito nel breve termine.
“Si suppone che ci saranno un’inflazione più alta e tassi di interesse più alti di quelli che si avrebbero in assenza di tali tariffe”, ha detto martedì Tim Adams, presidente e CEO del gruppo commerciale del settore dei servizi finanziari IIF, a Karen Tso della CNBC.
“Si può discutere se è una tantum o nel tempo? Dipende davvero da come si presenta la strategia protezionistica e se è iterativa nel tempo. Ma senza dubbio sarebbe una battuta d’arresto nei progressi che stiamo facendo abbassando i prezzi”, ha detto Adams.
I dazi sono una parte preminente della campagna elettorale del candidato repubblicano il quale, tra l’altro, ha anche promesso di imporre una tariffa del 100% su ogni auto che attraversi il confine messicano e di agire contro qualsiasi paese che intenda “lasciare il dollaro USA”.