La vittoria di Trump è indubbiamente targata Elon Musk. Ma il patron di tesla, che nella campagna elettorale ha investito quasi 120 milioni di dollari (119 per l’esattezza), potrebbe avere un tornaconto intorno ai 13 miliardi. Una prima conferma si è avuta in apertura dei mercati quando, a Wall Street, il titolo Tesla faceva registrare un rialzo del 13%. Considerando le 411 milioni di azioni Tesla che Musk possiede si parla di un patrimonio di 13 miliardi di dollari ovvero l’11.000% in più rispetto ai 119 milioni di dollari messi in campagna dallo stesso Musk.
Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Dire Tesla significa parlare di auto elettriche, ovvero un settore che vive di sostegni e stimoli governatvi che, però, potrebbero venir meno con le nuove direttive di Trump e la minaccia di dazi sui prodotti importati dalla Cina (Tesla ha diversi stabilimenti in Cina). Come è noto, infatti, Trump è stato apertamente ostile ai veicoli elettrici, da lui ritenuti troppo costosi, con un’autonomia limitata e pericolosi per l’industria automobilistica americana.
Per quanto riguarda le politiche di sostegno al settore voluto dall’amministrazione Biden, Trump potrebbe decidere, complice anche l’appoggio del Congresso, nuove norme sul credito d’imposta fino ad eliminarlo del tutto. Quest’ultima, però, sarebbe una strategia controproducente dal momento che gli incentivi riguardano anche le aziende che decidono di investire in stati specifici con difficoltà economiche e che, perciò, potrebbero avere finanziamenti per l’apertura di impianti, assunzione e sgravi fiscali.