Risulta in calo la produzione industriale in Italia. Secondo gli ultimi dati Istat stima che l’indice è in diminuzione dello 0,4% rispetto ad agosto, mentre su anno il calo è del 4%. Nella media del terzo trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti.
L’indice mensile cresce su base congiunturale per i beni intermedi (+1,9%) e i beni strumentali (+1,8%); diminuiscono invece l’energia (-3,8%) e i beni di consumo (-2,5%).
Flessioni tendenziali caratterizzano tutti i comparti: la riduzione è più rilevante per i beni strumentali (-5,1%), i beni intermedi (-4,0%), i beni di consumo (-3,5%) e meno pronunciata per l’energia (-1,6%). I settori che hanno registrato invece gli incrementi tendenziali più elevati sono la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+5,9%), la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+1,9%) e l’attività estrattiva (+1,8%).
«Una disfatta! Uno tsunami si sta abbattendo sulle nostre industrie. Il capitombolo della produzione industriale dura ininterrottamente da febbraio 2023, registrando il 20° calo tendenziale consecutivo! Ora, però, la produzione diminuisce anche su base mensile, un fatto grave considerato che il confronto è su agosto, mese tipico di chiusura delle fabbriche, anche se non più come negli anni ’50. Un pantano dal quale difficilmente si potrà uscire senza rilanciare i consumi interni, ora ridotti ai minimi termini, specie se il commercio internazionale subirà una guerra commerciale, dazi che danneggeranno soprattutto il nostro Paese, obbligato alle esportazioni – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. – Secondo lo studio dell’associazione, la produzione di settembre 2024, nel confronto con gennaio 2023, ossia prima che iniziasse la discesa, è inferiore del 5,6% nei dati destagionalizzati. Per i beni di consumo il gap è del 7,8%, che sale all’8,2% per i beni di consumo durevoli. I dati ci confermano che sono i beni di consumo durevoli a registrare la peggiore performance da quando la produzione sta scendendo, anche se su agosto 2024 si registra un flebile recupero dello 0,2%. Una dimostrazione del fatto che l’andamento negativo della produzione è collegato alla capacità di spesa delle famiglie».