Il rendimento medio dei titoli di Stato italiani, secondo fonti di stampa, si aggira per il 2024, poco oltre il 5%, in calo rispetto al quasi 9,2% dell’anno precedente. Un dato che non ha mancato, però, di sollevare l’interesse degli investitori, in particolare i retail, nuova fascia verso cui il Mef sembra aver puntato i fari. Una conferma diretta arriva dalle tante emissioni di titoli di stato diretti proprio verso questa tipologia di risparmiatori. Tra gli altri prodotti offerti, infatti, sono da citare il Btp Italia, Btp Futura e Btp Valore. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il Btp Più.
Un interesse che ha permesso alle negoziazioni sui titoli di stato di crescere nel 77% lo scorso anno, contro un +17% visto sull’azionario, come confermato da fonti Consob.
Il risparmio italiano è da tempo sotto i riflettori anche in virtù di una propensione secolare da parte della popolazione italiana non solo al risparmio ma anche verso l’investimento considerato, se non sicuro, per lo meno, “meno rischioso”. Ecco allora che gli italiani, nella storia finanziaria, sono stati spesso identificati come investitori verso il settore immobiliare e verso titoli di stato a medio/lungo termine (BOT People). Una dimostrazione in più arriva dai numeri. Tra il 2023 e il 2024, l’interesse degli italiani verso le obbligazioni è aumentato, con una crescita dal 28% al 34% della presenza di titoli di stato nel portafoglio.
Ed è proprio partendo da quest’ultima considerazione che da lunedì 17 febbraio e fino alle 13 di venerdì 21 febbraio partirà la sottoscrizione dei nuovi titoli di Stato riservati ai piccoli risparmiatori e che può arrivare ad una durata anche di 8 anni.
Ma il trend potrebbe anche essere caratterizzato da un calo, nel tempo, del valore delle cedole. Infatti la Banca centrale europea
punta all’abbassamento del costo del denaro con un 2,75% che è visto all’1,75% per la fine di questo 2025.
Una realtà certificata anche dall’indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2024 in cui si evidenziava che il 65% degli italiani chiedeva un investimento per prima cosa sicuro e solo successivamente remunerativo. Parallelamente si è visto un allungamento dei tempi e un concentramento delle risorse verso voci sempre meno numerose. In altri termini, la parola d’ordine degli investitori, ovvero diversificazione, è sempre meno applicata.
A spingere verso il risparmio sono le incertezze geopolitiche, le stesse che hanno convinto una percentuale di italiani in aumento ( 59,4% contro il 53,5% del 2022)a mettere da parte qualcosa per sicurezza. E per investire? La banca resta il punto di riferimento privilegiato.