La Cina punta a centrare una crescita del Pil nel 2025 di circa il 5%, confermando il target dello scorso anno e del 2023 nel mezzo di un’economia ancora incerta e delle nuove tensioni commerciali con gli Usa di Donald Trump. È quanto prevede il ‘Rapporto del lavoro annuale’ che il premier Li Qiang ha presentato all’apertura dei lavori annuali del Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento mandarino.
«Un ambiente esterno sempre più complesso e severo potrebbe esercitare un impatto maggiore sulla Cina in settori quali commercio, scienza e tecnologia – ha ammesso Li. – La crescita economica globale manca di slancio, l’unilateralismo e il protezionismo sono in aumento, il sistema commerciale multilaterale sta subendo interruzioni e le barriere tariffarie continuano ad aumentare. La Cina si opporrà a unilateralismo e protezionismo in tutte le forme».
Quanto agli altri obiettivi del 2025 si prevede un deficit/Pil al 4% (dal 3% del 2024), a causa di un impegno di spesa espansiva per la crescita. L’inflazione è stimata al 2% e c’è l’ambizioso piano di 12 milioni di nuovi posti di lavoro (da 11 milioni) e di livelli di disoccupazione nelle aree urbane al 5,5%.
Li ha anche detto che Pechino ha in programma di emettere 1,3 trilioni di yuan (179 miliardi di $) in obbligazioni del Tesoro speciali ultra-lunghe quest’anno, in aumento rispetto a 1 trilione di yuan nel 2024. Ai governi locali sarà consentito di emettere 4,4 trilioni di yuan in debito speciale, in aumento rispetto a 3,9 trilioni di yuan. Separatamente, Pechino prevede di raccogliere 500 miliardi di yuan per ricapitalizzare le principali banche statali.
Oltre all’impegno a stabilizzare il mercato immobiliare, nel rapporto presentato dal governo si sottolinea che “la domanda interna diventerà il motore principale e l’ancora della crescita economica”.