
Secondo la Banca centrale europea “mantenere i tassi di interesse su livelli restrittivi nel tempo farà diminuire l’inflazione frenando la domanda”
“Il Consiglio direttivo ritiene che i tassi di interesse debbano ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine”.
Si legge nel bollettino economico pubblicato oggi dalla Banca centrale europea. “Mantenere i tassi di interesse su livelli restrittivi – si legge nel rapporto – nel tempo farà diminuire l’inflazione frenando la domanda e metterà inoltre al riparo dal rischio di un persistente incremento delle aspettative di inflazione. Anche in futuro le decisioni sui tassi di riferimento saranno guidate dai dati e rifletteranno un approccio secondo il quale tali decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione”.
“Nel quarto trimestre del 2022 e nel primo del 2023 l’economia dell’area dell’euro potrebbe subire una contrazione dovuta alla crisi energetica, all’elevata incertezza, all’indebolimento dell’attività economica mondiale e alle condizioni di finanziamento più restrittive” si sottolinea.
In base alle proiezioni macroeconomiche formulate a dicembre 2022 dagli esperti dell’Eurosistema, una eventuale recessione sarebbe “relativamente breve e di lieve entità”. Tuttavia nel 2023 la crescita dell’area euro dovrebbe essere contenuta per poi far segnare una ripresa nel 2024 e 2025.
A dicembre lo staff Bce ha previsto una crescita dell’economia nel 2023 dello 0,5% dopo il 3,4% previsto come dato finale per il 2022. Atteso poi un incremento del pil dell’1,9% nel 2024 e dell’1,8% nel 2025.
“L’inflazione continua a essere troppo elevata e, secondo le proiezioni, si manterrà su un livello superiore all’obiettivo per un periodo di tempo troppo prolungato” si legge. La Bce sottolinea come se i prezzi dell’energia si sono moderati rispetto ai mesi precedenti, dall’altra parte “l’inflazione dei beni alimentari e le pressioni di fondo sui prezzi in tutta l’economia si sono rafforzate e si protrarranno per qualche tempo“.
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Nella riunione di dicembre gli esperti dell’Eurosistema hanno rivisto significativamente al rialzo le proiezioni sull’inflazione che si collocano ora in media all’8,4% nel 2022 per poi scendere al 6,3% nel 2023. L’inflazione dovrebbe segnare, in media, il 3,4% nel 2024 e il 2,3% nel 2025, mentre l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare dovrebbe collocarsi, in media, al 3,9% nel 2022, per poi salire al 4,2% nel 2023 e quindi scendere al 2,8% nel 2024 e al 2,4% nel 2025.
Dunque ancora sopra l’obiettivo Bce di medio periodo del 2%. “Le misure di bilancio attuate a sostegno delle famiglie in risposta all’elevato livello delle quotazioni energetiche e dell’inflazione – prosegue il bollettino – dovrebbero frenare l’incremento dei prezzi nel corso del 2023. Una volta revocate, tuttavia, l’inflazione riprenderà a salire”.
Le strozzature dal lato dell’offerta si stanno gradualmente attenuando, sebbene i loro effetti stiano ancora contribuendo all’inflazione, soprattutto per quando riguarda i prezzi dei beni. Lo stesso vale per la revoca delle restrizioni legate alla pandemia: la domanda repressa, seppur in fase di moderazione, continua a determinare rincari nel settore dei servizi. Inoltre, il deprezzamento dell’euro registrato nel 2022 si sta ancora ripercuotendo sui prezzi al consumo.
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Inoltre, “i rischi per le prospettive di crescita economica sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve periodo”. La guerra contro l’Ucraina continua a rappresentare un significativo rischio al ribasso per l’economia. Anche i costi dei beni energetici e alimentari potrebbero rimanere persistentemente più elevati delle attese.
“Un ulteriore freno alla crescita nell’area dell’euro potrebbe derivare da un eventuale indebolimento dell’economia mondiale superiore alle attese”. I rischi per le prospettive di inflazione sono invece “prevalentemente orientati al rialzo”.
el breve periodo, le pressioni inflazionistiche esistenti potrebbero generare aumenti dei prezzi al dettaglio dei beni energetici e alimentari più forti del previsto.
Nel medio termine, i rischi provengono principalmente da fattori interni, quali un innalzamento prolungato delle aspettative di inflazione al di sopra dell’obiettivo della Bce del 2% o aumenti salariali maggiori di quanto prospettato. Per contro, un calo dei costi dell’energia o un ulteriore indebolimento della domanda ridurrebbero le spinte sui prezzi.
Le aspettative mediane per l’inflazione nei prossimi 12 mesi sono diminuite dal 5,4% al 5,0%, mentre le aspettative per l’inflazione nei prossimi tre anni sono scese dal 3,0% al 2,9%. L’incertezza sulle aspettative di inflazione nei prossimi 12 mesi sia rimasta stabile da luglio, sebbene rimanga ben al di sopra del livello prevalente prima della guerra in Ucraina.
Le percezioni e le aspettative di inflazione erano strettamente allineate tra i gruppi di reddito, ma gli intervistati più giovani (età 18-34) hanno continuato a segnalare percezioni e aspettative di inflazione inferiori rispetto agli intervistati più anziani (età 55-70). Per quanto riguarda il potere di acquisto, i consumatori a novembre si aspettavano che il loro reddito nominale crescesse dello 0,9% nei prossimi 12 mesi, rispetto allo 0,7% di ottobre.
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