
Nell’ultimo anno sono aumentati i casi di morosità nel pagamento dei canoni di locazione
Pagare l’affitto nel corso dell’ultimo anno è diventato più complicato per molti italiani, e questo è un problema non soltanto per chi non ha materialmente i soldi per pagare, ma anche per chi non riceve quanto dovuto dal canone e si trova a dover pagare comunque le imposte allo Stato. Questo perché i canoni di locazione vanno riportati nella dichiarazione dei redditi, che siano materialmente incassati oppure no.
Esistono però dei metodi per evitare di dover pagare le tasse qualora non si percepisca il canone di affitto. Ovviamente non è una situazione piacevole: il proprietario di casa deve provocare la risoluzione del contratto oppure intimare lo sfratto per morosità, in modo da essere immune dalla tassazione e recuperare le eventuali imposte già pagate sui canoni non percepiti in precedenza. Questo perché l’ordinamento prevede che i canoni di locazione non percepiti non concorrono a formare il reddito, ma la mancata percezione deve essere comprovata o dall’intimazione di sfratto o dall’ingiunzione di pagamento. In quest’ultimo caso è possibile mandare una diffida ad adempiere entro un breve termine, in genere 15 giorni: se l’affittuario non paga entro quella data il contratto si intenderà automaticamente risolto.
Per il proprietario che ha già versato le tasse sui crediti non percepiti, è prevista la possibilità di ottenere un credito d’imposta di pari ammontare, che si potrà quindi recuperare con il modello F24.
Per quanto riguarda l’IMU, la situazione è un po’ diversa: il proprietario dell’immobile è sempre tenuto a pagarla, anche se non ha ricevuto i canoni di locazione pattuiti con l’inquilino. Le uniche eccezioni si verificano in caso di mancato rilascio dell’immobile da parte del conduttore dopo la convalida di sfratto, caso in cui è dovuto al proprietario anche il danno di occupazione illegittima. Invece, rimane ferma la possibilità di riduzione dell’Imu del 25% per i contratti a canone concordato. Lo sconto del 50% per i casi di immobili ad uso abitativo concessi in comodato gratuito tra parenti di primo grado in linea retta. Tuttavia per usufruire dell’agevolazione occorre che chi ha ricevuto la casa in comodato la adibisca ad abitazione principale.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA
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