Manca davvero poco: il prossimo 25 settembre l’Ue è chiamata a confermare i dazi imposti a luglio alla Cina sulle auto elettriche. Lo si apprende a Bruxelles.
Nel corso di un primo voto non vincolante, a metà luglio, i governi decisi a dare un segnale forte al Dragone e ai suoi maxi-sussidi “sleali” erano stati in tutto 12, comprese Italia, Spagna e Francia. Folto era stato anche il club degli astenuti con 11 Paesi, tra cui la Germania. Mentre i contrari erano stati soltanto 4, con Ungheria, Slovacchia, Malta e Cipro. Da allora si è aggiunto anche il Canada e viste le richieste di Pechino, il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha chiesto di riconsiderare l’imposizione delle tariffe.
I dazi provvisori dovranno essere confermati entro fine ottobre con una decisione da parte degli Stati membri e se confermati saranno applicati per 5 anni. Il voto decisivo si terrà a maggioranza qualificata, il quorum da raggiungere è dunque quello di 15 Paesi che rappresentino il 65% della popolazione.
I dazi provvisori vengono riscossi solo se quelli definitivi vengono imposti alla fine dell’indagine. Se i dazi definitivi sono inferiori o non vengono applicati, i dazi provvisori vengono adeguati di conseguenza. Fino a quel momento, le autorità doganali normalmente richiedono solo una garanzia bancaria agli importatori.
Le aziende possono contestare le misure presso la Corte di giustizia europea. La Cina può portare l’Unione europea presso l’Organizzazione mondiale del commercio. Entrambi i percorsi legali possono richiedere ben più di un anno.