Consumi, crescita economica ed obiettivi da raggiungere: questi i temi affrontati dal direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, intervistato dal nostro direttore editoriale, Matteo Vallero, negli studi romani di Business24.
Direttore, nell’ultimo report di settembre il Presidente Sangalli ha parlato di debolezza dei consumi che crea incertezza sul futuro economico, soprattutto a breve termine. I mesi estivi non sono andati bene ed anche per il prossimo Natale forse le prospettive non sono così rosee. Qual è lo scenario e perché si parla così tanto di debolezza dei consumi?
«Purtroppo i dati oggettivi dell’Istat dicono questo. Prendiamo il primo trimestre: reddito disponibile in crescita di circa 3 punti, consumi in crescita congiunturale dello 0 virgola niente%. Le famiglie italiane stanno ricostituendo risparmi e scorte liquide, anche nel secondo trimestre è successo, sinteticamente si è inceppata la catena redditi-fiducia-consumi, cosa che è fondamentale. In pratica non riusciamo a trasformare in Italia i maggiori redditi in maggiori consumi. A maggiori redditi corrisponde invece maggiore risparmio. L’aspetto dei consumi è importante perché il 60% del pil ne è costituito. Se vogliamo togliere i consumi importati siamo comunque al 48%. Ecco perché il nostro pil stenta, perché manca l’apporto dei consumi. Dobbiamo fare in fretta a provvedere perché altrimenti rischiamo di non raggiungere quell’1% di crescita per il prossimo anno, tanto caro al Ministro Giorgetti».
Cosa ne pensa delle ultime dichiarazioni del ministro Giorgetti?
«Non ho capito bene perché ha detto che tutti dobbiamo fare sacrifici. Citare l’articolo 53 della Costituzione è un po’ una foglia di fico, perché lì si parla del fatto che tutti sono tenuti a contribuire alle spese, non a fare sacrifici che è ben diverso. L’ottimo ministro Giorgetti fa quelle dichiarazioni il giorno prima in cui l’Istat aggiorna il profilo trimestrale dei conti pubblici. Quello che mi ha stupito è che prima di questo avevamo un tracciato buono dei nostri conti, allo 0,75%, quindi l’1% sembrava possibile. Ma solo il giorno dopo i dati lo rendono davvero molto ma molto difficile, perché avremmo bisogno di una accelerazione improbabile, visto il solo 0,4% del primo semestre. Se non raggiungiamo i traguardi, che abbiamo promesso e condiviso con l’Europa e i cittadini europei, dovremmo davvero fare tutti dei sacrifici in più».
Sempre secondo una stima di Confcommercio le spese obbligate rappresentano il 41,8% dei consumi, forse un po’ troppo non crede?
«L’ufficio studi, così come gli economisti, non ragionano in termini di poco o troppo, ma capisco la sua preoccupazione. Sì, è troppo, non lo dico io, lo dicono i numeri. Se la maggior parte dei redditi che guadagniamo con fatica con il lavoro se ne vanno in spese su cui non abbiamo capacità di scelta che lavoriamo a fare? Ci dà poco benessere il consumo legato a quel reddito a causa delle spese obbligate, che è un tema che si intreccia a questioni sulla sufficiente concorrenza nei mercati di energia, degli affitti etc. Una parte di queste spese cresce non perché cresce il consumo ma perché aumentano i prezzi. In 30 anni, rispetto a una inflazione del 100%, le spese crescono del 200%. Questo è indice di qualche malfunzionamento sistemico che poi si riverbera anche sull’offerta di lavoro».
L’intervista completa a Mariano Bella (Direttore Centro Studi Confcommercio) è andata in onda sul canale 410 del digitale terrestre
Sicuramente un ruolo chiave lo giocherà il Governo. Quali sono secondo voi le mosse da mettere in atto per assicurare una crescita, anche durata, al nostro Paese?
«Il Governo non deve assicurare niente, deve creare le condizioni perché imprese e lavoratori facciano del loro meglio e facciano crescere il Paese. Nel 2025 bisogna fare quello che c’è scritto nel Piano Strutturale di Bilancio, la conferma della riduzione del cuneo contributivo. Visto che dobbiamo ripristinare il funzionamento della catena reddito-fiducia-consumi, oggi dare una bastonata a chi guadagna fino a 35mila euro, ripristinando la piena contribuzione a carico dei lavoratori, non sarebbe opportuno. Poi bisogna proseguire con l’accorpamento delle aliquote, confermarlo in modo strutturale, sempre presente nel psb, e andare avanti con la delega fiscale, che è stata molto criticata. Io credo che come principio avere un miglior rapporto tra contribuente e parte istituzionale è sempre fondamentale. L’Agenzia delle entrate proporrà ai soggetti in concordato biennale, che hanno un ISA piccolo, degli incrementi di reddito anche di 7 fino a 12 volte. Non vedo aiuto agli evasori ma un ottimo principio che può portare a soluzioni anche in termini di evasione e elusione. Poi abbiamo l’endemico problema della burocrazia, amministrativa e fiscale. Tutti sappiamo cosa significa rapportarsi con la Pubblica Amministrazione, a me vengono le bolle solo a pensarci! Facciamo le cose che sono scritte nel Pnrr e riportate nel Psb. Infine c’è il problema della giustizia, i tempi sono troppo più elevati rispetto alla media europea, motivo per cui non si investe nel nostro Paese».
Riguardo alla flat tax?
«Ci sono luci e ombre, io sarei per una flat tax ante literam che rispetti i principi originali, certo se la flat tax diventa sempre più estesa non va bene. In linea di principio non sono contrario purché si rivolga ai redditi medio bassi».
Per chiudere quindi quali sono le previsioni di Confcommercio sul fronte della crescita economica per il 2024? E a lungo termine invece?
«In questo momento è inutile stare a combattere con i decimali. Le previsioni del Governo sono raggiungibili, quindi l’1% per quest’anno, l’1,2% per l’anno prossimo. Diciamo anche che prima della revisione dell’Istat c’era più ottimismo, ma non mi fascerei la testa perché a questo rallentamento nel terzo trimestre l’Italia ci è arrivata in ottima salute. Il futuro è tutto da costruire ma siamo stati abbastanza bravi finora, crescendo più di Germania, che è in recessione, e Francia, e quindi possiamo guardare agli obiettivi con fiducia».
Per Mariano Bella le mosse del Governo sono chiare: seguire il Piano Strutturale di Bilancio, proseguire con l’accorpamento delle aliquote, rendendolo strutturale, andare avanti con la delega fiscale e ridurre i tempi biblici della giustizia italiana. Solo così si potrà garantire una crescita economia duratura al nostro Paese, attirando anche capitali dall’estero.