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Istat, l’industria a marzo in profondo rosso

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La produzione cede il 28,4% rispetto a febbraio, oltre il 29% sul 2019

Il Coronavirus affonda anche l’industria. A marzo la produzione crolla del 28,4% rispetto al mese precedente, una stima di poco superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando l’indice è sceso del 29,3%. A fare il quadro disastroso è l’Istat secondo cui i primi effetti diretti del virus sulla manifattura italiana sono persino peggiori delle attese e le stesse misurazioni dell’istituto non hanno alcun precedente nelle serie storiche, pur tornando a ritroso fino al lontano 1990.

Il brusco crollo di marzo è legata a due aspetti diversi. Da un lato c’è il rallentamento della domanda internazionale, ridotta per effetto dello stop cinese e dei primi impatti del virus sulle attività di altri paesi; dall’altro a pesare è stato il lockdown di due mesi per molte attività italiane, ad esclusione di un gruppo chiuso di codici Ateco. “A marzo le condizioni della domanda e le misure di contenimento dell’epidemia di COVID-19 hanno determinato un crollo della produzione industriale italiana con una riduzione tendenziale (-29,3%) che è la maggiore della serie storica disponibile (che parte dal 1990), superando i valori registrati nel corso della crisi del 2008-2009“, ha sottolineato l’Istat.

Tutti i principali settori registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle di fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), industrie tessili e abbigliamento (-51,2%), fabbricazione di macchinari (-40,1%) e metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37%). Il calo minore si registra nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (-6,5%).

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di: Maria Lucia PANUCCI

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