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Ue, Francia e Germania: “Prepariamoci alla seconda ondata del Coronavirus con un piano unitario”

Ma l’Europa resta ancora divisa sul Recovery Fund. Ed arrivano anche le dimissioni di Centeno

Prepariamoci a una nuova pandemia”. E’ questo il contenuto di una lettera inviata alla Commissione europea firmata da Francia e Germania che prospettano per il prossimo autunno una nuova ondata di contagi da Coronavirus che avrebbe nuove pesanti ripercussioni sull’economia europea.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ed il Presidente francese Emmanuel Macron, assieme ad altri quattro leader europei, quelli di Danimarca, Spagna, Belgio e Polonia, hanno chiesto alla presidente, Ursula von der Leyen, di essere preparati qualora il virus si ripresenti, sollecitando un piano uniforme ed organico per affrontare al meglio la prossima eventuale ondata di contagi. “Speriamo che il paper serva da ispirazione per ulteriori e fruttuosi confronti a livello europeo su come assicurare una preparazione da parte dell’UE alle future pandemie”, scrivono i leader firmatari, aggiungendo che la “caotica” risposta alla prima ondata di contagi, in cui sono morte oltre 180 mila persone, ha sollevato domande” sulla reale capacità dell’UE di rispondere a questo tipo di sfide.

D’altronde anche Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, principale consigliere del presidente Trump, sostiene che una seconda ondata del virus ci sarà in autunno. “Le future infezioni sono inevitabili – ha detto in una intervista a La Stampa. – Bisogna avere personale, test e risorse per identificare i casi, isolarli e tracciare i contatti. Se lo faremo, quando avverranno le infezioni potremo evitare che diventino una seconda ondata”.

Ecco allora che i leader europei nella missiva propongono alla Commissione di adottare una linea comune, in cui si adotti un “approccio olistico” che coinvolga la politica industriale, la ricerca, la digitalizzazione ed i finanziamenti europei. In particolare lo scopo del piano sarebbe quello di rafforzare la “resilienza” dell’UE a nuove crisi pandemiche, investendo anche la gestione comune della sanità: dispositivi di protezione, macchinari, farmaci, vaccini ecc. Attualmente, la Commissione non ha competenza in materia sanitaria, che è demandata invece alla discrezionalità dei singoli Stati membri. La proposta sarebbe quella di centralizzare i dati, monitorarli costantemente e confrontarli, ma nello stesso tempo includerebbe la fissazione di “stock minimi” di materiale sanitario per assicurare la corretta gestione della crisi ed il coordinamento delle forniture.

Ma la possibilità di un fronte comune non è molto realistico dato che l’Europa sta dimostrando la sua totale incapacità di rimanere unita e coesa. I Paesi litigano ancora sul Recovery Fund da 750 miliardi proposto dalla Commissione nei giorni scorsi (leggi qui la proposta). Che si parli infatti di Recovery Fund o di Next Generation EU, come l’ha battezzato la presidente von der Leyen, il risultato non cambia: il fondo, concepito per sostenere le economie europee più colpite dalla pandemia, con l’Italia in testa, è l’ennesimo e nuovo pomo della discordia annidatosi nel cuore dell’Ue. A fare sempre muro è il fronte dei Paesi rigoristi, composto da Austria, Olanda e Svezia. Paesi di per sé piccoli, ma che contano eccome se si considera che il sì al fondo per la ripresa deve provenire da tutti i 27 paesi dell’Unione. E adesso si è aggiunta anche l’Ungheria che chiede un piano più  “equo e proporzionato”. “Nella sua forma attuale, il Recovery Fund è ingiusto nei confronti dell’Ungheria perché in sostanza è stato creato su misura per aiutare gli Stati membri del Sud mentre invece l’Ue deve agire in maniera equa e proporzionata per mitigare il danno economico causato dalla pandemia. Il piano Ue potrebbe comportare un onere aggiuntivo per le economie più piccole e meno sviluppate“, ha spiegato il ministro delle Finanze dell’Ungheria, Mihaly Varga, in un video postato sulla sua pagina Facebook.

Pur ribadendo invece la propria posizione di “frugale del Nord”, sul Recovery Fund la Danimarca cambia idea e ammorbidisce la linea. “Il nostro compito non è mettere il veto, ma trovare una soluzione. Il governo è a favore del Fondo per aiutare i Paesi più colpiti dalla pandemia – ha affermato la premier danese, Mette Frederiksen, durante un’interrogazione al suo Parlamento. – Dobbiamo restare uniti in Ue e questo è il punto di partenza del governo per questi negoziati. Sono una fervente sostenitrice della cooperazione europea ma sono anche una frugale del Nord e penso che sia giusto pagare i propri debiti da soli“.

L’Olanda è ferma sulla sua posizione: prestiti e non aiuti, in cambio di riforme e d erogati in base all’impatto reale della crisi. E l’Austria segue a ruota, definendo “inaccettabile” il piano della Commissione sia riguardo all’ammontare che al suo contenuto, con particolare riferimento alle modalità e tempi di rimborso dei prestiti concessi.

La Germania invece torna sul piano da 500 miliardi, proposto assieme alla Francia, lasciando intuire che la proposta della von der Leyen da 750 miliardi è sproporzionata e si presta ad una più facile bocciatura (leggi qui per approfondire).

Il tutto ora si complica con le dimissioni di Mario Centeno, numero uno dell’Eurogruppo. Ministro delle finanze del Portogallo, Centeno si è dimesso anche dal governo lusitano, dopo un periodo di tensioni con il primo ministro António Costa.

L’annuncio è arrivato come un fulmine a ciel sereno e al momento non è stata fornita nessuna motivazione ufficiale. “La mia carica come presidente dell’Eurogruppo scade il 13 luglio del 2020. Giovedì 11 giugno informerò i miei colleghi dell’Eurogruppo della mia decisione di non ripresentarmi per un secondo mandato“, si legge semplicemente in un post scritto su Twitter.

Lo stesso Centeno ha aggiunto che all’Eurogruppo di domani avvierà l’iter per la scelta del nuovo presidente, chiedendo la presentazione di candidature e che l’elezione del suo successore si svolgerà il 9 luglio. La partita rischia di finire tra le poste sul tavolo del negoziato dello stesso Recovery Fund. Un nome papabile comunque già gira ed è quello di Joao Leao, finora braccio destro del ministro, mentre per lo stesso Centeno si parla già di un’altra nomina, quella a governatore della Banca centrale portoghese.

di: Maria Lucia PANUCCI

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