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Conte apre al taglio dell’Iva ma per un breve periodo

“La riduzione costa molto, valutiamo di legarlo al piano cashless”. Intanto Germania e Cipro sono già passate all’azione

Quella del taglio dell’Iva è stata l’unica vera proposta concreta che il presidente Conte ha fatto durante gli Stati Generali dell’economia a Roma. Per il resto tante chiacchiere, confronti e parole. Come del resto è nel suo stile, dato che l’accusa maggiore che gli viene propinata è quella che più che un leader sembra uno showman, sempre pronto a fare i suoi bei discorsi davanti alla telecamera. Discorsi che, diciamolo pure, spesso non dicono molto e che anzi lasciano le persone confuse sul da farsi.

Quella del taglio dell’Iva è invece una proposta concreta per rilanciare i consumi e l’economia italiana, accolta con favore da molte categorie professionali. Uno di questi è stato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli che aveva salutato con favore la notizia, rimarcando però la necessità di non ridurla ad una misura provvisoria (leggi qui per approfondire). Forse il presidente aveva qualche presentimento perché è proprio quello che ha fatto Conte: prima ha lanciato una bomba e poi l’ha disinnescata, facendo un grande passo indietro.

E’ vero il premier apre al taglio dell’Iva ma per un tempo limitato e legato in futuro al piano “cashless”, di pagamenti con la moneta digitale. “Ci stiamo confrontando con gli economisti – ha sottolineato l’inquilino di Palazzo Chigi – nessuno ha una ricetta pronta. Dobbiamo mantenerci flessibili. Si sta parlando di Iva: è stata una delle richieste fatte e valuteremo anche questa possibilità. L’abbassamento dell’Iva a noi costa moltissimo, si è valutata la possibilità di abbassarla per un periodo breve di tempo, per dare un ‘boost’. Quello che a regime si può valutare è un piano cashless, su questo sono testardo”.

Secondo Conte questo servirà a combattere l’evasione fiscale, fonte di grande iniquità, dato che si parla di circa 120 miliardi di sommerso. “C’è gente che sta pagando per arricchire chi evade ma se tutti pagheranno, tutti pagheranno meno – ha continuato. – Il piano cashless lo dobbiamo realizzare, dobbiamo realizzarlo quanto prima. E vediamo se collegarlo anche a un lieve intervento sull’Iva ancorchè momentaneo. Sarebbe una “modalità incentivante, modo dolce e gentile per attivare il piano di pagamento digitale”.

L’ipotesi del taglio dell’Iva piace al Movimento 5 Stelle, molto meno al Pd. Il ministero dell’Economia è invece prudente: in settimana verranno fatte simulazioni per capire la fattibilità dell’intervento. Secondo i calcoli contenuti nella relazione tecnica del decreto Rilancio, il taglio di un punto dell’aliquota ordinaria del 22% vale circa 4,37 miliardi e dell’aliquota ridotta del 10% vale poco meno di 2,9 miliardi. Perché una riduzione generalizzata possa effettivamente farsi sentire sulle tasche degli italiani, il costo per i conti pubblici sarebbe dunque tutt’altro che marginale.

Da qui sono state messe in campo varie ipotesi di fattibilità, più o meno selettive, in modo da favorire comunque le fasce di popolazione o di piccole imprese che più ne hanno necessità. Una di queste è quella di un passaggio di alcuni beni al 22%, considerati di larghissimo consumo, nella fascia di aliquota ridotta, ma, alla luce dell’impatto economico del lockdown, si ragiona ora anche sulla possibilità di favorire, tramite la riduzione, alcune filiere particolarmente colpite, come quella del turismo e della ristorazione.

Insomma al momento il taglio dell’Iva resta una ipotesi da valutare.

Guardando invece fuori dai confini nazionali c’è già chi è passato dalle parole ai fatti. La prima della fila è stata l’isola di Cipro. L’aliquota ordinaria è passata da qualche settimana dal 19 al 17%, mentre per il turismo sarà ridotta dal 9% al 5% dal 1 luglio al 10 gennaio 2021.

Sempre dal 1 luglio fino però al 31 dicembre 2020 la riduzione dell’Iva sarà realtà anche in Germania. Il Governo di Berlino ha deciso di tagliare l’aliquota, che passerà (quella ordinaria) dal 19 al 16% e dal 7 al 5% per quella ridotta. Il costo complessivo dell’operazione sarà di ben 20 miliardi: una cifra monstre che però le casse statali tedesche possono permettersi. La misura rientra nel maxi piano della Germania per uscire dalla crisi prevede risorse per 130 miliardi di euro, investiti tra incentivi per l’acquisto di automobili green, aiuti alle famiglie e gli sgravi fiscali per le aziende (leggi qui).

Più caute, esattamente come l’Italia, sono la Francia e la Gran Bretagna che sono ancora in fase di valutazione.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ASKANEWS

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