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Fipe: “Per rilanciare il turismo e la ristorazione servono strategie mirate ma a lungo termine”

Bisogna ridurre i costi per affitti e lavoro o addio ripresa

Per risollevare le imprese della ristorazione e del turismo bisogna intervenire con coraggio rafforzando lo strumento degli indennizzi per le aziende che hanno avuto ingenti cali di fatturato, abbassando anche i costi strutturali come quelli del lavoro e degli affitti. A lanciare la ricetta per la ripartenza dopo il lockdown, che ha messo in ginocchio molte attività di settore, è la Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi che sottolinea come sia fondamentale una strategia a lungo a raggio. “Intendiamoci: un taglio temporaneo dell’IVA è auspicabile, anche se dovrebbe riguardare settori strategici per il Paese come il turismo e ristorazione ed essere di congrua durata affinché la riduzione dei prezzi sia percepita, oltre che rappresentare un’iniezione di fiducia ai consumi, ma in questo momento occorre avere maggiore coraggio e visione sulle prospettive, avviando insieme l’ abbattimento del cuneo fiscale e contributivo per ridurre il costo del lavoro in maniera efficace, anche per mantenere i livelli occupazionali e non disperdere competenze. Certo, si tratta di una manovra onerosa, ma l’attuale flessione dei fatturati dei 300 mila Pubblici Esercizi determina minori incassi per lo stato pari ad oltre 4 miliardi di euro. I conti pubblici, insomma, soffrirebbero maggiormente se prevalesse una linea attendista, rispetto a una coraggiosa, che avrebbe il necessario effetto moltiplicatore sull’economia del Paese”. Le parole sono del presidente della Fipe, Lino Stoppani, intervenendo nel dibattito sulle riforme fiscali avviato nei giorni scorsi dal premier Conte e alimentato nelle ultime ore sia dai vertici della Corte dei conti, sia dal sottosegretario all’Economia, Paolo Barretta. “Oggi grazie ad alcune misure emergenziali da noi richieste e approvate dal Governo – ha aggiunto – i ristoranti stanno ricominciando pian piano a lavorare, soprattutto quelli che non dipendono in maniera esclusiva dai turisti e dagli uffici. Gli incassi, tuttavia, si sono ridotti mediamente del 56% e questo per il combinato disposto di paura sociale, riduzione delle capienze per il distanziamento sociale, mancanza di turismo, eccessivo ricorso allo smart working. I costi d’impresa, al contrario, sono rimasti ai valori pre-Covid“.

Il presidente sollecita quindi le forze politiche a fare di più. “Noi vogliamo continuare a lavorare ed animare il nostro territorio, ma o si trova il modo di adattare l’intero impianto fiscale al nuovo contesto di mercato, o si rischia di perdere un’eccellenza tutta italiana che poi sarebbe difficile ricostruire”, ha concluso.

di: Maria Lucia PANUCCI

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