
La Commissione farà diverse valutazioni prima di dare il suo ok
E’ allerta Ue sull’accordo tra Tim e Cdp in merito alla rete unica (leggi qui) Tutti gli occhi a Bruxelles sono puntati sulla fusione che prevede un’unica società mista pubblico-privato. Una scelta che nel mondo hanno fatto solo Singapore e Qatar e che preoccupa non poco la Commissione europea. Sarà proprio quest’ultima a doversi esprimere sull’operazione ed anche se al momento non ha ancora aperto formalmente il dossier, già intravede dei profili di rischio che potrebbero mettere in bilico tutto o che potrebbero portare quanto meno all’imposizione di significative modifiche ai piani fin qui stesi da Telecom e Cdp.
Un primo punto su cui si concentreranno gli esperti Ue è rappresentato dal capitale pubblico e dagli asset che saranno conferiti alla nuova società: per garantirne la legalità, l’operazione sarà esaminata sotto il profilo delle norme sugli aiuti di Stato anche alla luce della presenza della Cdp, che dovrà dimostrare di operare secondo una logica di mercato. Altrimenti l’intervento potrebbe essere giudicato come sussidio pubblico illegale in favore di Tim.
A preoccupare Bruxelles poi è anche il ritorno di un monopolio: l’’Italia sarebbe l’unico Paese europeo nel quale la fibra verrebbe affidata ad una sola società monopolista. Nel mondo questa strada è stata battuta solo da Singapore e Qatar, dove la rete è però interamente pubblica, senza la presenza di aziende private. Nel caso italiano invece ci sarebbe un forte ruolo dell’ex monopolista, ovvero di Tim, un’azienda verticalmente integrata, presente nella rete ma anche nel servizio ai clienti.
Ecco allora che per avere l’ok da parte della Commissione non si esclude una modifica della governance con il ridimensionamento di Tim all’interno della newco proprio per evitare il controllo della nuova società monopolista da parte di un ex monopolista privato e presente in tutti i segmenti del mercato.
Anche le tariffe applicate dalla rete unica saranno oggetto della valutazione della Commissione per evitare un aumento dei prezzi per il consumatore finale. Infine sarà esaminato il capitolo switch off: in sostanza l’Europa chiederà che le reti di rame vengano disattivate in tempi rapidi per passare alla fibra. Il rame però è proprietà di Telecom, che con la sua dismissione subirebbe un forte impatto sul proprio bilancio. Bruxelles chiederà quindi garanzie sul fatto che il proprietario della rete di rame, al contempo nella società della fibra, non rallenti lo sviluppo della nuova infrastruttura per salvaguardare quella vecchia.
di: Maria Lucia PANUCCI
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