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Covid, potrebbe slittare a domani il nuovo dpcm. Ancora tanti i nodi da sciogliere

Sul tavolo la dad, la chiusura dei centri commerciali, spostamenti intra-regionali e coprifuoco. Oggi il premier riferisce alle Camere

Chiusura dei centri commerciali nel fine settimana e dei musei in generale, riduzione della capienza nei trasporti pubblici dall’80 al 50%, stop alla circolazione tra le Regioni. Sono questi i provvedimenti più importanti che dovrebbero essere contenuti nel nuovo dpcm i cui punti salienti saranno illustrati proprio oggi al Parlamento dal premier Conte, alle 12 alla Camera e alle 17 al Senato.

Intanto stamattina prosegue il confronto tra Governo e Regioni, Comuni e Province sulle misure da adottare.

L’ipotesi iniziale era quella di chiudere il pacchetto già a inizio settimana ma la complessità della decisione e le molte istanze di cui tenere conto da parte delle diverse istituzioni territoriali potrebbe richiedere qualche ora in più e così le nuove misure potrebbero essere varate domani.

Conte sarebbe d’accordo con le Regioni sulla richiesta di misure più restrittive ma, a differenza di quanto vogliono i Governatori, sarebbe orientato a modularle in base alla diffusione territoriale del Covid, più che a varare provvedimenti di carattere nazionale. Fra le restrizioni sul tavolo ci sarebbe l’interruzione della mobilità interregionale, fatto salvo ragioni di lavoro, e la chiusura dei centri commerciali nei weekend.

Bar e ristoranti potrebbe chiudere anche a pranzo nei territori con tasso di contagi a rischio e si sta valutando per queste aree la didattica a distanza anche alla seconda e alla terza media con obbligo di mascherina sempre per le lezioni in presenza, cioè alle elementari e in prima media. Le zone critiche sono Lombardia, Piemonte e Calabria.

Ancora in discussione invece l’orario del coprifuoco: non più alle 18 nelle cosiddette zone rosse ma l’idea, su cui si ragiona, è quella di estenderlo alle 21 per tutta Italia. Anche se il Cts, a quanto si apprende da fonti della maggioranza, non sarebbe d’accordo, preferendo invece le 18 per tutto il Paese.

Sui provvedimenti da adottare manca ancora l’accordo nella maggioranza. Italia viva è contraria al coprifuoco alle 18 e ritiene irrealizzabile la capienza al 50% dei mezzo pubblici a metà senza investire per aumentare le corse. Ma un braccio di ferro è in corso anche tra Governo e presidenti delle Regioni su chi debba assumersi la responsabilità di possibili lockdown locali. I governatori frenano, perché non vogliono che l’onere di trasformare in zone rosse le grandi città (sorvegliate speciali Torino, Milano e Napoli). Ecco perché la firma del decreto potrebbe slittare a domani. Serve tempo per consentire di risolvere i nodi che ancora sono aperti con le Regioni, che vogliono una copertura normativa nazionale (oltre che ulteriori risorse per gli indennizzi) prima di adottare misure ancora più restrittive a livello locale.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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