
La Cgil di Palermo: “per la prima volta riconosciuto questo rapporto di lavoro subordinato”
In Sicilia arriva il lieto fine per uno dei ciclofattorini dell’azienda Glovo, Marco Tuttolomondo, che era stato licenziato nei giorni scorsi e aveva chiesto aiuto al Nidil, la categoria dei lavoratori atipici. Il giudice che si è occupato del suo caso ha deciso che l’azienda ha l’obbligo di riassumerlo e di riconoscergli un risarcimento del danno dal giorno della disconnessione al giorno dell’effettiva reintegra, oltre alla differenza retributiva tra quanto guadagnato dal rider con il contratto autonomo e quanto gli sarebbe spettato con un contratto di lavoro subordinato.
«Una sentenza storica – esulta il segretario Nidil Cgil Palermo Andrea Gattuso – è una vittoria per tutti». La speranza è che il riconoscimento sia il primo passo verso la fine della proliferazione dei contratti di lavoro autonomo per quelle mansioni che sono sempre state tipiche del lavoro subordinato.
«Il rider assieme al sindacato aveva partecipato a una trasmissione denunciando la condizione di difficoltà vissute dai ciclofattorini delle piattaforme di delivery – spiega la Cgil – e poco dopo la sua app è stata bloccata. Questa è la prima pronuncia del genere». Anche gli avvocati che hanno lavorato al fianco di Tuttolomondo si dicono soddisfatti: «è una sentenza che ci riempie di orgoglio – spiegano – perché parte da Palermo il primo riconoscimento giudiziario di una forma di lavoro che da sempre riteniamo non possa essere svolta con un contratto di lavoro autonomo ma debba essere regolata come un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato».
di: Micaela FERRARO
FOTO: AGI
Ti potrebbe interessare anche: