
Il regime di tassazione per redditi d’impresa derivati da brevetti e software sotto copyright ha un’aliquota meno vantaggiosa rispetto ad altri Paesi del mondo
Il Patent box è un regime opzionale di tassazione per determinati redditi d’impresa: quelli «derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, di brevetti industriali, di disegni e modelli – scrive il ministero dello Sviluppo economico – nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili».
Ebbene, da una ricerca svolta dal centro Tax Foundation è emerso che il patent box italiano è il meno generoso d’Europa. Tax Foundation analizza la situazione dei regimi agevolati per incoraggiare e attrarre ricerca e sviluppo In Italia il calcolo dell’aliquota è del 27,9% per combinazione di Ires e Irap, ma con l’esclusione dalla base imponibile del 50% dei redditi derivanti dall’utilizzo di determinati beni immateriali, come i software protetti da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
I patent box sono strumenti importanti per incoraggiare l’innovazione di un Paese e per proteggere i brevetti impedendone il trasferimento verso altri Paesi. E dunque le condizioni precarie italiane portano, anche in questo campo, i cervelli altrove: nelle Barbados c’è stato il doppio dei brevetti registrati rispetto all’Italia. Tra il 2000 e il 2015 sono stati trasferiti fuori dal Paese 1920 brevetti.
Nel 2015 l’Italia ha abolito la tassa agevolata sui marchi in base alla revisione dei regimi di proprietà intellettuale concordata dai Paesi dell’Ocse. Sono state limitate anche la portata degli asset di proprietà intellettuale qualificabili.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA
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