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Negozi, il futuro sarà ibrido

Lo shopping si reinventa per superare la crisi

Il coronavirus ha cambiato drasticamente le abitudini di acquisto delle persone in tutto il mondo, svuotando le strade a favore dell’eCommerce, più sicuro e meno soggetto alle restrizioni legate ai contatti e agli spostamenti.

Ne fanno le spese i negozi fisici, soprattutto quelli di abbigliamento e di scarpe, ma anche i grandi magazzini, i negozi di arredamento e di articoli per la casa. Per sopravvivere, bisogna reinventarsi: e per questo, dopo aver parlato di canale omnichannel in cui lo store fisico e l’online si fondono in un’unica esperienza d’acquisto, bisogna considerare la possibilità di nuove modalità di rivendita ibride.

Negozi veri e propri, ma in cui i consumatori non devono entrare in stretto contatto con il personale per provare gli indumenti o per comprare beni e servizi: al posto delle persone, sarà possibile interfacciarsi direttamente con sistemi robotizzati comandati dall’intelligenza artificiale. Negozi smart in cui lo shopping può essere fatto tramite intermediari online.

Secondo una ricerca svolta da Euromonitor International questo fenomeno esiste già: la pandemia gli ha dato una grossa accelerazione, ma era già partito nei mercati della Corea del Sud e della Cina. «L’eCommerce aumenterà di 443 miliardi di dollari nel 2020 – hanno spiegato gli autori dell’indagine – però la mancanza del negozio è un elemento critico, il 46% dei consumatori connessi desidera provare prima di acquistare e l’esperienza in negozio è difficile da eliminare. Perciò anche tra 10 anni i punti vendita fisici continueranno a giocare un ruolo strategico anche se saranno evoluti e rivoluzionati».

Tra le rivoluzioni rientreranno inevitabilmente le vetrine, che secondo gli esperti sono destinate a diventare interattive: i consumatori potranno ordinare ad esempio il pane dal fornaio guardando da fuori la merce esposta. Gli ordini saranno poi impacchettati dal personale e pronti in appositi armadietti all’esterno del negozio probabilmente anche tramite identificazione biometrica.

Euromonitor prevede che gli acquisti saranno automatizzati entro il 2040 e che ciascuno sarà assistito da dispositivi indossabili, voci elettroniche e robot che gestiranno le consegne. Esempi da portare ce ne sono molti: ad Oslo ha aperto Extra, un piccolo supermercato in cui i clienti possono entrare anche di notte tramite una app di identificazione e pagare in automatico ai chioschi elettronici installati all’interno con il QR da smartphone. Ad Hong Kong c’è un negozio, Play Glam, che analizza elettronicamente la pelle dei clienti e sforna consigli personalizzati per i prodotti beauty.

Anche in Italia non mancano le iniziative: casse automatiche, vetrine digitali, shopping tramite whatsapp e consegna a domicilio, gli esempi sono sempre più numerosi e lo shopping con realtà aumentata sta arrivando a coinvolgere anche le grandi marche come Prada e Gucci. A Faenza è già operativo il progetto del Consorzio Faenza C’entro, una sorta di primo centro commerciale diffuso e interattivo.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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