
I pescatori dell’Adriatico, già colpiti da un calo del fatturato del 40%, chiedono di mantenere la riduzione del 10% prevista per il 2020
L’Italia chiede all’Ue di ridurre le giornate di fermo pesca per il 2021. Al Consiglio dei ministri Ue dell’Agricoltura si è discusso della proposta di Bruxelles di ridurre del 15% per l’anno prossimo le giornate di pesca nel Mediterraneo occidentale ma la ministra italiana Teresa Bellanova ha chiesto ai colleghi di limitarsi a mantenere anche per il 2021 la sola riduzione prevista per il 2020, quindi del 10%. Con lei si sono schierati anche Francia e Spagna.
La ministra ha sottolineato come riduzioni costanti delle giornate di pesca rischiano di non garantire la redditività delle imprese. «Le nostre flotte del Mar Adriatico sono state colpite duramente dall’emergenza del COVID-19, e anche questo impatto va tenuto in conto», ha spiegato.
A sostenerla ci sono tutti i pescatori coinvolti che vogliono evitare a tutti i costi di dare un colpo mortale alla filiera ittica, già in forte sofferenza per le pesanti ripercussioni della crisi pandemica. «Il Covid non ha risparmiato il settore ittico nazionale con un un calo del fatturato del 40% rispetto al 2019 – ha sottolineato il presidente di PescAgri, Antonino Algozino. – La chiusura del canale horeca ha portato a un surplus di prodotto e al crollo dei prezzi, oltre a una generale contrazione dei consumi procapite, aggravata dall’incertezza delle imminenti festività natalizie. Un simile piano europeo, secondo Algozino, «metterebbe seriamente a rischio migliaia di imbarcazioni dei nostri pescatori, impossibilitati a raggiungere la sostenibilità economica necessaria a proseguire l’attività».
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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