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Crisi di Governo, Conte è pronto alla sfida in Parlamento. Ma i numeri sono risicati, soprattutto al Senato

Il premier si presenterà alle 12 alla Camera e domani mattina al Senato e rilancerà la sua azione di Governo sottolineando l’importanza della ripartenza e del legame con l’Europa

Il momento della sfida in Aula per il premier Giuseppe Conte è finalmente arrivato. Il presidente del Consiglio si presenterà alle 12 alla Camera e domani mattina al Senato per rilanciare la sua azione di Governo facendo appello alla responsabilità e sottolineando l’importanza della ripartenza e del legame con l’Europa. Cercherà di ottenere la maggioranza per mantenere in piedi il suo Esecutivo, in un momento già delicato in cui il Paese non aveva bisogno di crisi politiche ma solo di pensare ad uscire il prima possibile dall’emergenza sanitaria, un vero incubo per tutti noi da quasi un anno.

Ormai la rottura con Matteo Renzi sembra insanabile e nonostante anche Nicola Zingaretti abbia fatto appello alle “forze democratiche, liberali e europeiste” ad un unità “per salvare il Paese“, i numeri sembrano davvero risicati. Oggi Conte si gioca davvero la sua poltrona e l’esito sta lasciando tutti con il fiato sospeso.

La prima prova è a Montecitorio dove, al netto di malattie e assenze per altri motivi, la maggioranza può contare sui 191 voti del Movimento Cinque Stelle, sui 92 del Pd e sui 12 di Leu, più quelli di Michela Rostan (è renziana, ma ha annunciato di appoggiare Conte) e di Vito De Filippo, che è uscito da Iv per tornare al Pd. A loro vanno aggiunti i deputati pro-Governo del gruppo Misto che vengono calcolati fra 18 e 21. Si arriverebbe così a un ventaglio di 315-318. Il sì al Governo dovrebbero superare la maggioranza assoluta di 316, ma senza eccedere. 

Il vero problema è al Senato dove si giocherà la vera partita. Calcolatrice alla mano, i più ottimisti fra i supporter del premier Conte azzardano di poter arrivare a quota 156 voti ma i numeri certi sono 151. «Il mio obiettivo non è mai stato cacciare Conte ma non sarò compartecipe di disegni mediocri, voteremo le misure che servono al Paese ma non siamo in maggioranza», chiarisce Renzi impegnato a scrollarsi di dosso lo stigma di chi ha aperto la crisi al buio. Ma per il Pd e M5s la colpa di tutto quello che sta accadendo porta solo il nome dell’ex premier. «Una cosa è rilanciare – attacca Nicola Zingaretti – un’ altra cosa è distruggere. Se non si rispettano le opinioni degli altri, avendo la presunzione di tenere in considerazione solo le proprie, allora viene meno la fiducia e la possibilità di lavorare insieme».

Al Senato, dove la maggioranza assoluta è di 161 voti, i voti sicuri per Conte al momento sono quindi 150-151, un cifra data dalla somma dei senatori del M5s (92), del Pd (35), del Maie-Talia 23 (4), di Leu (6) e delle Autonomie (8). Con in più il senatore a vita Mario Monti e i costruttori: Sandra Lonardo (ex FI, moglie di Mastella), gli ex M5s Maurizio Buccarella e Gregorio de Falco. E poi Sandro Ruotolo (Misto). Il conto include anche Riccardo Nencini (Psi, che ha dato il simbolo a Renzi per formazione del gruppo al Senato). Si potrebbe arrivare a 156 se fossero presenti in aula gli altri senatori a vita Renzo Piano, Liliana Segre e Carlo Rubbia. Proprio la Segre ha riferito in una intervista su Il Fatto quotidiano che sarà presente a Palazzo Madama per dare la sua fiducia a Conte.

Staremo a vedere come andrà a finire. Per il momento i calcoli si sprecano ed i numeri sono ancora piuttosto incerti. 

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA/ROBERTO MONALDO

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