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Il dramma del settore alberghiero: oltre al covid, arrivano le multe

Il caso a Milano, dove diversi albergatori hanno ricevuto una sanzione per una tassa di soggiorno del 2016. Ce ne parla il portavoce Gabriele Fina, proprietario dell’hotel 22 Marzo

Oltre il danno la beffa, verrebbe da dire. A Milano, città tra le più provate dall’emergenza pandemica e da quella economica scatenata dalle misure restrittive e dalle chiusure, nei giorni scorsi la polizia locale ha notificato diverse multe ad alcuni albergatori per non aver presentato la dichiarazione mensile dell’imposta di soggiorno relativa al 2016.

Facciamo un passo indietro. Da quando, nel febbraio 2020, è scoppiata l’emergenza coronavirus, uno dei primi settori ad essere stati fermati è stato quello del turismo: le strutture alberghiere hanno dovuto chiudere e, quando hanno riaperto, hanno dovuto affrontare spese notevoli per la messa in sicurezza dei luoghi e poi fare i conti con il turismo decimato, con un calo delle presenze e degli incassi di circa il 97% rispetto al 2019 e della previsione, non ottimistica, di un ritorno alla normalità non antecedente al 2024.

Un contesto in cui una multa ulteriore sembra cadere come un fulmine a ciel sereno. Per questo diversi albergatori si sono riuniti intorno a un portavoce, Gabriele Fina, proprietario dell’hotel 22 marzo di Milano e Nuovo Rondò di Sesto San Giovanni che si è assunto il compito di portare alla luce questa situazione. «Durante il primo lockdown abbiamo reagito con coraggio, perché eravamo convinti che non sarebbe durata a lungo – ci ha detto Fina in un’intervista – perciò abbiamo mantenuto tutti gli impegni attingendo alle nostre risorse personali». Dietro un albergo ci sono infatti diversi servizi: i fornitori, la lavanderia, le pulizie. «Abbiamo capito che la situazione era più grave quando abbiamo visto il calo delle prenotazioni nei mesi a venire. Un hotel di media categoria, da 15 a 20 camere, quando funziona bene fa 400-600 presenze al mese. Ad oggi, le presenze sono 20-30 al mese, una media di una camera al giorno».

Milano vive di turismo, compreso il turismo di affari, e il blocco degli spostamenti, lo smart working e i grandi eventi rimandati hanno fermato il traffico in città, scatenando in taluni casi la guerra dei prezzi, con camere svendute che rischiano di abbassare la credibilità dell’albergo per la clientela futura, senza riuscire peraltro a ottenere un risultato degno di nota in termini di fatturato.

«Quando sono state notificate le multe mi sono sentito in dovere di portare a conoscenza i media di quanto successo – prosegue Fina – le associazioni di categoria hanno dimostrato di non essere in grado di affrontare la situazione, non hanno mosso la politica, cosa che adesso sto facendo tramite degli incontri istituzionali con l’assessore al Turismo e alla Moda, Lara Magoni». La protesta degli albergatori è arrivata fino al consigliere comunale di Forza Italia Alessandro De Chirico che si è detto pronto a sollevare il caso in Consiglio comunale per chiedere spiegazioni.

Le multe per la tassa di soggiorno rappresentano in realtà un doppio sberleffo. «Lo facciamo gratuitamente – spiega infatti Fina – ogni mese compiliamo un report e lo inviamo al Comune scrivendo il resoconto delle persone che sono state ospiti dell’albergo, per quante notti e quanto hanno pagato di tassa di soggiorno. Prepariamo una documentazione che non riguarda noi direttamente e lo facciamo senza ricevere nulla, nemmeno la trasparenza nei movimenti». E le sanzioni del 2016 sono arrivate adesso in piena crisi pandemica perché dopo cinque anni sarebbero cadute in prescrizione.

«Noi vorremmo la riapertura delle città e degli aeroporti, naturalmente – spiega Gabriele Fina – ma soprattutto vorremmo un pacchetto turistico di sostegno almeno fino al 2024, con abbassamento delle tasse per gli albergatori. Chiediamo che sulla tassa di soggiorno ci venga riconosciuta una percentuale del 20% o che il Comune si adoperi a dotarci di Pos collegati alla loro tesoreria in modo che la tassa possa essere incassata semplicemente da lì, perché si tratta di un lavoro che porta via del tempo prezioso». Poi, Fina denuncia anche un altro aspetto che la crisi ha contribuito ad accrescere: quello dell’abusivismo. «Vorremmo che ci fossero più controlli, che si blocchi il rilascio delle licenze almeno nel centro turistico. Questo tipo di concorrenza stravolge il piano di azione del singolo».

di: Micaela FERRARO

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