
Sull’Irpef bisogna ridisegnarne la progressività, mentre l’Irap va abolita
Confindustria scende in campo e a gran voce chiede una riforma complessiva del fisco italiano. «E’ l’intero sistema fiscale, e non solo l’Irpef, che ha bisogno di una riforma. Ma ci vuole tempo, le riforme non si fanno con la decretazione d’urgenza. Oggi le risorse ammontano, in media, a soli due miliardi l’anno nel 2022 e 2023. Sono risorse esigue. Recuperare risorse dall’evasione va bene, ma non offre garanzie. Servirà rimodulare il prelievo nelle imposte e tra le imposte del sistema fiscale». A parlare così è il vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, Emanuele Orsini, in audizione presso le Commissioni riunite Finanze di Camera e Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario.
Per l’Irpef che “sembra uscita dal bisturi del Dr. Frankenstein”, occorre agire sul fronte della progressività, alleggerendo la pressione fiscale sui redditi medi e disinnescando quel meccanismo che fa sì che l’imposta, allo stato attuale, sia un “disincentivo al lavoro e alla produttività”. «Con l’Irpef attuale un dipendente che cerca di guadagnare un euro in più finisce col trovarsi in tasca pochi centesimi o, al limite, col peggiorare la propria situazione complessiva, perdendo bonus e detrazioni – ha aggiunto. – Per un lavoratore dipendente l’aliquota marginale effettiva sopra i 28 mila euro è di oltre il 31% (quella legale è del 27%)».
Quanto alla tassazione d’impresa, l’Irap “è un’imposta che ha fatto il suo tempo”. «Dopo la cancellazione temporanea dei versamenti del tributo dovuti nel 2020, il legislatore ha un’occasione storica per eliminarla del tutto. Si avrebbero enormi benefici in termini di semplificazione e attrazione di nuovi investimenti», ha spiegato Orsini.
Riguardo l’imposta patrimoniale il tema non è se introdurne una, ma come riorganizzare le 17 che ci sono già. «E’ necessario ridisegnare la progressività dell’imposta – ha sottolineato. – Gran parte del dibattito sull’imposta patrimoniale in Italia si concentra intorno agli immobili residenziali e alla prima casa. Un catasto obsoleto, la cui riforma è lunga e costosa, la congiuntura e le esperienze del passato invitano alla cautela».
Infine sul capitolo bonus e agevolazioni “meglio pochi grandi incentivi e una tassazione bassa, che una giungla di bonus minuscoli o per pochi eletti”.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ASKANEWS
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