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Il pesce made in Italy è in crisi: crac da 500 milioni di euro tra invenduto, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti

I pescherecci si sono ridotti ad appena 12 mila unità, in pratica quattro su 10 non esistono più

Il pesce italiano è in crisi. Secondo un’analisi della Coldiretti il numero dei pescherecci italiani si è ridotto ad appena 12 mila unità con la flotta tricolore che negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40% delle imbarcazioni. L’impatto è devastante su economia e occupazione per un settore cardine del Made in Italy, ora ulteriormente aggravato dall’emergenza Covid. «Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante hanno ridotto il numero dei pescherecci italiani ad appena 12 mila unità – denuncia Coldiretti mettendo a rischio il futuro del comparto ma anche la salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy, favorendo gli arrivi dall’estero di prodotti ittici che non hanno le stesse garanzie di sicurezza di quelle tricolori».

A peggiorare ulteriormente la situazione ha contribuito la pandemia con il crollo di oltre il 30% degli acquisti di pesce da parte della ristorazione dall’inizio dell’emergenza sanitaria a causa delle chiusure che continuano anche adesso.

Tutto questo ha comportato un crac da 500 milioni di euro tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti. Senza dimenticare l’aggravio di costi per garantire il rispetto delle misure di distanziamento e sicurezza a bordo delle imbarcazioni, con i pescatori che hanno continuato a uscire in mare per assicurare le forniture di pesce fresco ai consumatori.

Un calo che non è stato compensato neanche dall’aumento degli acquisti domestici saliti di appena 6,7%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea relativi all’anno 2020. Sono cresciuti soprattutto i consumi di prodotto surgelato che segnano +17,6% rispetto al +2,3% del pesce fresco, inferiore anche rispetto alle conserve (tonno ecc.) in salita del 5,8% e a quelli essiccati o affumicati che guadagnano un +11,1%.

Peraltro proprio il prodotto surgelato è quello che dà minori garanzie rispetto all’origine, considerato che in 9 casi su 10 arriva dall’estero.

Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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